sabato 27 dicembre 2014

138. PERLE AI PORCI

L'Italia è un paese senza palle. Non si prendono mai decisioni definitive, non c'è mai una vera scelta su nulla. Si eseguono direttive che offendono la nostra cultura, il nostro patrimonio naturale, artistico ed intellettuale. Del resto, si tollera tutto e non ci si indigna più per niente. La solidarietà è rimasto solo il nome di un ammortizzatore sociale. Si fa la guerra con frasi fatte e bei paroloni, ma il coraggio di scendere in piazza non c'è. Il coraggio di cambiare non c'è. Tutto inizia e finisce davanti ad uno smartphone, per gli under sessanta, dopo davanti alla TV. Camminiamo tutti a testa bassa, gli occhi puntati sul segnale 4G, tutti a frugare nella vita degli altri, ad imporre la nostra presenza ovunque. Siamo belli, allegri e ci facciamo i selfie (che personalmente adoro). Siamo tristi e lanciamo insulti subliminali contro chi ci ha ferito. Consumiamo storie su Whatsapp, ci emozioniamo, litighiamo e ci lasciamo con dei messaggi.  Tutto è filtrato ed ovattato dal virtuale. Tutto resta a livello superficiale. Uno smartphone tra le mani, per non farci troppo male, per non rischiare e non soffrire tanto, ma come per ogni forma di protezione, c'è il rovescio della medaglia: meno male equivale a meno bene. Questa rete che infuoca gli animi, ma non troppo, che emoziona, ma non troppo, quest'oppio dei nostri giorni che mitiga ogni sentimento. Inizio a detestare le sfumature di grigio (anche se l'espressione adesso evoca altre immagini), voglio il bianco ed il nero. Voglio gli immigrati, ma schedati; voglio la certezza della pena, ma delle carceri umane che recuperino e non finiscano per essere letali; voglio il lavoro per tutti, ma con criteri di meritocrazia; voglio la tutela del lavoratore, ma anche il controllo ed un'equa retribuzione. Voglio vivere più lentamente, con più rabbia, più sofferenza, ma anche con più gioia e soddisfazione. Voglio faticare per realizzare un sogno e non accontentarmi mai. Voglio una città più vivibile, meno sporca, meno tollerante, meno strafottente, la voglio bella come potrebbe essere, come merita di essere. E soprattutto la voglio poter curare, voglio che torni ad essere dei cittadini. Voglio spazi per correre, andare in bicicletta, dove respirare a pieni polmoni.  Mens sana in corpore sano, per ciascuno di noi e per le nostre città. Voglio che si diffonda la bellezza ed il controllo sociale. Voglio viaggiare e tornare, non voglio essere costretta a scappare. Voglio che il 2015 sia un anno speciale, per me e per chiunque sappia amare senza risparmiarsi. Voglio insegnare alle mie figlie che l'erba voglio non cresce nel giardino del re, ma nelle modeste fioriere degli onesti e di chi difende con coraggio la propria dignità!
Buon anno!

mercoledì 24 dicembre 2014

AUGURI

Che non si dica, alla fine, che non vi ho fatto gli auguri. Pubblico qui ciò che ho scritto ieri sulla mia bacheca di FB, per voi che mi seguite solo sul blog. E' quel che sento adesso. Tutto qui.

Il mio brindisi andrà ...

Agli amici
Agli abbracci inaspettati, quelli che ti colgono da dietro, che ti proteggono e ti confortano
Agli amori senza parole d'amore
Ai mille modi per dire 'ti amo'
Alle risate liberatorie, agli sguardi complici
A chi sa parlarti per ore senza mai guardare il cellulare, perché nei tuoi occhi ritrova tutto ciò che conta
A chi si arrabbia e non ci sta
A chi riesce ad essere gentile nonostante tutto
A chi sa ridere ed anche a chi sa piangere
A chi crede nei cambiamenti, ai coraggiosi ed agli 'eversivi'
A chi rispetta il tuo dolore 
A chi soffre e non si lamenta
A chi sa fidarsi ancora di qualcuno, a chi si fida di te
A chi ringrazia e non dà niente per scontato
Agli onesti
A chiunque ogni giorno ti insegna qualcosa
A chi si sente sconfitto, senza forze, e vorrebbe mollare perché non sa che sta solo pagando in anticipo la felicità 
A chi mi vuole bene nonostante me

mercoledì 17 dicembre 2014

137. QUANTO È BELLA LA VITA!


La religione è l'oppio dei popoli, si sa. Dopo aver scritturato Papa Francesco, la Chiesa si è rivolta a Benigni. Ma sì,  meglio stordirci un altro po' ... Peccato che i 4 milioni di Euro incassati dal comico toscano provengano essenzialmente dai contribuenti italiani, che probabilmente avrebbero deciso per un compenso inferiore. Peccato che la RAI continui ad essere uno strumento governativo attraverso il quale risulta più semplice plasmare le menti degli italiani. Peccato che quella sinistra, classista e perbenista, che ha sempre criticato i governi precedenti, pur occupando ruoli di prestigio in campo politico, abbia dimostrato grande, grandissima incoerenza. Peccato che adesso siamo sotto una democratica dittatura di chi per decenni si è assurto a detentore della cultura, della legalità, e della verità assoluta. Peccato che questa sinistra, nella quale per anni ho creduto di trovare i miei rappresentanti, abbia avuto grande potere mediatico. Peccato che i mafiosi di Roma siano considerati  meno peccatori di quelli siciliani. Peccato che l'onestà non sia tanto di moda. Peccato che Fazio e la Littizzetto vengano pagati (sempre da noi) per convincerci che tutto vada bene, simulando di tanto in tanto una benevola critica  ai governanti (che assecondano i loro lauti compensi), per risultare più credibili.  Peccato che Benigni si sia sempre professato ateo. Peccato che non abbia deciso di portare nei teatri italiani il suo spettacolo, forse perché troppo faticoso e meno redditizio e sicuramente meno efficace. Di certo non sarebbe stato ascoltato da un pubblico così vasto. Benigni è senz'altro un uomo intelligente, dotato di grande ironia, e non discuto il valore artistico. Peccato che abbia dimenticato l'undicesimo comandamento: sii coerente! Peccato però che abbia preso per il sedere milioni di italiani. Peccato che abbia dimenticato di dire il nome del suo dio.

domenica 14 dicembre 2014

136. MEGLIO SOLE

Ricominciare. Bisognava ricominciare. Chiusa una porta si apre un portone, e pure se non si apre, machissenefrega. Del resto che sarà mai la fine di una storia? Non è la prima volta che mi trovo ad affrontare una fine, e probabilmente non sarà l'ultima.
E poi che fa che non mi ama, no dico, non sarà mica la fine del mondo? No? Solo che se avesse aspettato, avrebbe capito che sono io la donna giusta per lui, che con me sta meglio che con chiunque altro! Adesso sentirà la mia mancanza, mi chiamerà ... Sì sì, mi chiamerà ... Devo solo far passare qualche giorno e tornerà da me. Magari anche qualche settimana, sì, meglio qualche settimana. E se non torna? Se non gli manco? Cazzo! Se non gli manco è terribileee, no non deve andare così, non può ... Io già non ce la faccio, sono due giorni e già non ce la faccio. E se lui ce la fa vuol dire che è finita! Ed io mi sento già sola. Adesso a chi racconterò le mie idee, i miei progetti? Con chi riderò delle cose buffe che vedo, degli altri e di me stessa? Adesso a chi darò i miei baci, le mie carezze? Per chi indosserò i miei sorrisi migliori? Chi chiamerò quando vorrò essere capita? Quali braccia cercherò per cancellare il mio dolore, la mia stanchezza? Con chi parlerò le ore al telefono, anche senza parole, solo per stare vicini? Con chi ... Echecazzo, sto cretino proprio di qui doveva passare? Non c'è niente da fare, un uomo al volante deve sempre dimostrare la propria abilità nei confronti di una donna, anche se lei è un'ottima guidatrice e lui .. lui è davvero un bel tipo! Lo osservo allontanarsi con la sua Tojota, davvero non male. Ci siamo scambiati un'occhiata veloce, ma sufficiente per conquistarmi! Ok, non lo rivedrò mai più, ma ha avuto il merito di aver allietato la mia mente per qualche minuto! Che giornata! Non riesco più a guidare. Ho la testa piena di pensieri ... Meno male che sono arrivata a casa. A pensarci bene, non ho perso granché, lui non era un tipo speciale, di sicuro non bello, non era di grande cultura ... e comunque se non era innamorato di me, non lo ero neanche io. Io avevo solo bisogno di sentirmi viva, facendo finta di essere innamorata. Piuttosto domani rifaccio la stessa strada, alla stessa ora e vedo se riesco ad incrociare dinuovo lui, il tipo della Tojota, magari mi dice bene. Che palle questa eterna necessità di avere un uomo da amare! Hai voglia ad evolverti, hai voglia a cercare mille interessi che ti facciano sentire utile, mille passioni, impegno sociale, se lui non chiama, non te ne frega niente di niente! Ma dico io, si può far dipendere la propria felicità dal comportamento di un uomo, si può? Non lo so, ma accade puntualmente, e puntualmente scopri che non ne valeva la pena. Talvolta penso che sia tutta una conseguenza dei retaggi culturali maschilisti: un uomo può fare sesso senza amore, una donna non sa farlo se non è coinvolta emotivamente. Ma ne siamo sicuri? Io no. Anzi, sono convinta del contrario: l'uomo si innamora sempre un po', la donna si inventa un sentimento anche dove non c'è, perché le hanno insegnato che è così. Basta pensare che la prostituzione nasce al femminile! Quindi smettiamola di dire che gli uomini hanno necessità di soddisfare un'esigenza fisiologica, siamo noi donne a batterici, a piangere, a ricattare se non obbediscono alla nostra richiesta di sesso! Ci contendiamo uomini fragili ed insignificanti, ma la vera lotta è tra noi, vogliamo solo dimostrare di essere più fantastiche delle altre, più intelligenti e sexy. Ma smettiamolaaa, smettiamo di lusingare uomini insulsi e senza attributi, e soprattutto di gareggiare con le loro donne: meglio conquistarne uno solo, vero, che tanti pezzotti (per gli extra partenopei 'contraffatti').

venerdì 12 dicembre 2014

135. CHI L'HA VISTO?


Che fine ha fatto il senso civico? Voi ne avete traccia? Che bella espressione: senso civico. dovrebbero farci nascere tutti con questo settimo senso, del resto sette sono le meraviglie del mondo, sette sono  i sacramenti, ma sette anche i peccati capitali, e non a caso sette è il mio numero preferito, ed anche della maggior parte degli esseri umani! Ahimè questo dato mi accomuna alla massa!  Sarebbe bello se ciascuno di noi rispettasse gli spazi comuni, le proprietà comuni, se agissimo nell'interesse comune, per il bene di tutti. Invece che difendere i nostri sempre più piccoli spazi privati, calpestando quelli altrui. Come si fa a non capire che il bene di tutti è il bene del singolo? Come possiamo credere di essere al riparo dagli eventi esterni se siamo noi stessi frutto di quello stesso spazio esterno? Un albero sano muore se radicato in un terreno malato. Hai voglia a trattarlo con tutte le cure amorevoli ed anche chimiche del mondo, se non si cura l'intero  ambiente in cui vive, si ammalerà anch'esso. Sapete cosa dovete augurare al vostro peggior nemico? Cosa è opportuno sperare per lui? La felicità! Sì sì, proprio così, credo fermamente che le persone feriscano, spesso involontariamente, inconsapevolmente, ma infondo perché non sono serene, non sono felici, e attraverso azioni denigratorie nei confronti degli altri, credono di provare facile giovamento. Ovvero, mal comune, mezzo gaudio: non sono felice io, non devi esserlo neanche tu! Il senso civico è quell'apertura mentale, espressione di grande cultura, che consente ad un popolo di evolversi e di arricchirsi. Se agiamo nell'interesse di tutti, agiamo anche nel nostro interesse. È un concetto semplice, sembra quasi banale, ma è poco condiviso. Condividiamo il settimo senso, proviamo ad essere meno individualisti. Aggiungo un altro concetto scontato, ma poco di moda: lavorare per costruire la felicità altrui è il modo migliore per conquistare la propria.
Ieri ho provato ad aiutare una donna in carrozzella a scendere dal marciapiede, poiché lo scivolo era bloccato da un'auto parcheggiata in divieto; quando la mattina accompagno mia figlia a scuola, sono costretta a delle ridicole prove di abilità per scansare le cacche dei cani presenti copiose lungo il perimetro dell'edificio. Quello del parcheggio selvaggio meriterebbe che gli fossero piantate tutte transenne attorno la sua abitazione, così, giusto per fargli capire che significa essere intrappolato; al padrone del cane scacazzante, auguro un'invasione di bambini 'fortunati' con le scarpe sporche sul pavimento della sua camera da letto. 

domenica 7 dicembre 2014

134. DETTAGLI


Sette regole per la felicità:

1) ogni mattina, dopo aver fatto pipì, aver lavato le mani, preparato la macchinetta del caffè, mentre aspetti che esca, apri FB e fatti un giro sulla home
2) fai una bella doccia cantando a squarciagola la tua canzone preferita
3) indossa gli abiti che ti piacciono e che ti donano
4) raggiungi il posto di lavoro con l'auto, comodamente
5) lavora sperando che arrivi il prima possibile l'orario di rientro a casa
6) mangia quello che ti piace
7) fai tanto sesso, meglio se con qualcuno

Fate tutto questo e nonostante ciò non siete felici? Vi invito a rileggere considerando che la causa è in queste piccole imperfezioni:

1) dopo aver fatto pipì non avete lavato le mani con il sapone
2) quella che avete cantato sotto la doccia non era la vostra canzone preferita
3) gli abiti che vi piacciono non vi donano
4) mentre state guidando gli uccellini sporcano il vostro parabrezza, azionate il tergicristallo e vi accorgete che è terminata l'acqua per lo spruzzino, e nel frattempo avete spalmato ben bene tutti gli escrementi 
5) siete donne e preferite il lavoro retribuito a quelli domestici non riconosciuti
6) non è possibile mangiare tutte le sere la pizza fritta cicoli e ricotta
7) le immagini web non rappresentano 'qualcuno'

Ecco perché vi dicono che la vita è fatta di dettagli ...

venerdì 5 dicembre 2014

133. NATA OGGI


Anche quest'anno è arrivato il giorno del mio compleanno. Anche quest'anno mi viene da tirare le somme. Abbiamo questa fortuna, noi che siamo nati a dicembre, di poter chiudere l'anno di vita assieme alla chiusura dell'anno solare, di poter trarre un bilancio, un unico rendiconto di fine anno, proprio mentre tutte le radio, le televisioni, i giornali, annunciano le classifiche della musica, dei film, dei personaggi dell'anno. Anche io potrei stilare la mia personalissima classifica, anzi posso, del resto questo è il mio mondo! Di musica ne ho ascoltata tanta, poca davvero bella, ma quella che ricorderò tra tutte sarà 'L'amore non esiste', per l'originalità del testo, delle sonorità, per gli autori, per le verità che nasconde e per tutti i momenti che ho vissuto e rivivrò ascoltandola. Per il cinema, mi trovo in serie difficoltà, perché al momento non ricordo di aver visto film che mi abbiano colpita particolarmente quest'anno. È pur vero che non riesco ad andare tantissimo al cinema, per tempo o per economia, ma posso dire di aver trascorso serate a rivedere 'Harry ti presento Sally', 'La meglio gioventù', 'Il laureato' ed altri cult, perché non c'è niente di meglio in certe sere, di un bel film da guardare sotto una coperta di pile, anche se è l'8 agosto! Se poi devo eleggere il personaggio dell'anno, beh, in questo caso, non ho alcun dubbio! Ho conosciuto  nuove persone, qualcuna mi ha sorpreso positivamente, altre che mi avevano affascinato a prima vista, non hanno rispettato poi le aspettative.  Ho rivisto parenti ed amici che non vedevo da tempo, ed è stato come ricevere un abbraccio ad ogni incontro, una dose di energia positiva. Ho osservato tanto, ho amato e sono stata amata. Ho dato tanti baci e tanti ne ho ricevuti, ho sperato invano che si realizzassero alcuni sogni, ho perdonato, ho pianto tanto, ed ho anche sorriso tanto. Ho riso ed ho fatto ridere, mi sono arrabbiata per le ingiustizie della vita e per chi abbassa la testa e subisce. Sono caduta e mi sono rialzata, ma con qualche ferita. Ho cominciato ogni giorno baciando le mie figlie e l'ho terminato trovando conforto nei loro abbracci. Insomma, ho preso ed ho dato. Allora, sapete qual è per me il personaggio del 2014? Ovviamente IO!
Quanti libri avete letto? Quanti racconti, quante storie conoscete ogni giorno? Avete pensato a quanto sia unica la storia di ciascuno di noi? Può sembrare banale, ma non c'è niente di più interessante della nostra vita reale! Chi di voi non ama raccontarsi? Quanto ci fa stare bene parlare delle nostre esperienze, dei nostri sentimenti, quanto ci piace! Per stare bene, per imparare ad amare gli altri, prima dobbiamo imparare ad amare noi stessi, non è così? Io comincerei da qui. Iniziamo ad essere narratori della nostra storia, immaginiamo di essere i protagonisti di un racconto, noi attori di un film chiamato vita, la nostra vita. Se solo pensiamo a tutte le persone che abbiamo incontrato, a quanto da loro abbiamo imparato, ai sogni realizzati, a quelli messi da parte ed a quelli mai sognati. Magari raccontando la nostra storia, potremmo imparare che vale sempre la pena lottare, sempre, anche per qualcosa che ci sembra impossibile da ottenere, o addirittura perso, del resto tutto ciò che abbiamo, siamo riusciti ad averlo perché non abbiamo mollato. Insomma, viva noi!
Prima di finire, devo ringraziare tutti quelli che mi hanno sempre sostenuta, anche nei momenti di follia; chi ha contributo a farmi crescere con le critiche e le cazziate amichevoli, chi trova sempre qualche minuto per me, chi mi ama in silenzio ed anche chi non mi ama più. Grazie a chi mi ha insegnato come si affronta una malattia, un dolore, a chi sa ridere di tutto e soprattutto di se stesso. Grazie a chi condivide con me queste emozioni sul blog (appena superate le 19.000 visualizzazioni!).
Mavi adesso compie 44 anni, tanti amici e qualche ruga in più, ma anche tanti progetti per il futuro, tanta vita da vivere e da raccontare. Chi mi ama mi segua.

domenica 30 novembre 2014

132. LA VITA E' TUTTO UN QUIZ


Allora, di cosa parliamo?
Di idee ne ho avute tante in settimana: la maleducazione dilagante, la politica deludente, gli ideali abbandonati, ho cominciato a scrivere su ciascuno di questi argomenti, ma poi è successo che l'altra sera, accendendo la TV, che devo dire guardo sempre meno, abbia assistito ad una scena assurda: Bonolis aiutava un uomo sulla sessantina a piegarsi a 90 gradi per consentire ad una concorrente del suo programma di toccargli il fondoschiena con entrambe le mani. Che cosa stavano facendo? Cosa c'era di bello in quella trovata? Quale messaggio avrebbe voluto trasmettere? Ho avuto l'ennesima conferma di quanto la televisione abbia contribuito all'imbruttimento di questo Paese. Ho trovato volgare, aldilà del gesto in se stesso, la derisione, lo sbeffeggiamento. Decenni di pessima televisione hanno inebetito un popolo, educato a ridere delle difficoltà altrui, della goffaggine, dei difetti fisici, delle insicurezze e delle emozioni della gente.
Paperissima, Uomini e donne, C'è posta per te, La vita in diretta, e tante altre trasmissioni che è inutile citare, hanno fatto sviluppare il lato gretto e meschino dell'italiano, il lato spione e voyeur, di spettatore telecomandato. Presto i ruoli si sono invertiti ed è diventata la TV a decidere che tipo di atteggiamento dovesse assumere lo spettatore: indignato, commosso, eccitato, bacchettone, sorpreso, a fasi alterne, il telespettatore italiano diventa puritano e poi libertino, ma sempre più inebetito. In ognuno ha preso piede la teoria del 'grande fratello', purtroppo non in senso orwelliano, l'idea che è tutto uno show, tutta una corrida, e la convinzione che il sogno di tutti sia essere parte attiva di questo spettacolo di mera finzione. Bisogna 'uscire in televisione' per essere considerati importanti, per riscuotere consensi, non importa perché. Sei lì, e non conta se provochi ilarità, se impietosisci, importa che hai avuto la tua visibilità, che ti hanno conosciuto in tanti. Importa che almeno una volta nella vita, abbia avuto qualche minuto di gloria! Allora non conta più se quella donna in TV ha barattato il suo corpo in cambio della popolarità e di sempre più ingiustificati compensi economici; poco importa se quel conduttore parla bene di alcuni politici perché sono quelli che gli garantiscono notorietà e guadagni elevatissimi; non frega a nessuno che il canone RAI sia utilizzato per pagare prostitute di alto bordo e servi di partito, finti giornalisti e ridicoli TG, certo, fa rabbia che sia una tassa, ma la televisione di stato si è solo adeguata alle TV private, perché alla gente piace ridere, divertirsi con squallide battute da bagaglino, osservare allegre donnine seminude e non pensare alla realtà. Ci ubriacano di immagini e suoni fastosi e noi, storditi, ci lasciamo anestetizzare mentre ci rubano il TFR, le pensioni, peggiorano le condizioni di chi lavora e riducono le opportunità a chi un lavoro vorrebbe avercelo, e fanno di tutto per creare ostacoli a chi prova ad inventarsi un'attività per sè e magari anche per qualcun altro. Tutto ci scorre davanti come in un film, ma noi restiamo spettatori e cambiamo canale. Dicremmo riprendere in mano il telecomando, scegliere di partecipare alle decisioni che interessano il nostro futuro e quello dei nostri figli, a partire da casa nostra. Spegnamo la TV cominciamo ad arrabbiarci per la spazzatura sul marciapiede sotto casa, per le buche che troviamo per strada, per la scarsa qualità della mensa scolastica dei nostri figli. Non dobbiamo tollerare il pressappochismo e l'inerzia. Cominciamo a muoverci e, soprattutto, comportiamoci bene! Basta pretendere tutto ed elencare solo diritti, tutti noi abbiamo dei doveri: primo tra tutti, rispettare le persone ed i luoghi che incontriamo. Sento parlare ogni tanto di 'controllo sociale', concetto troppo lontano dalla nostra cultura di cittadini allo sbaraglio, ma che potrebbe cominciare a diffondersi, se solo riuscissimo ad essere più educati e gentili, meno egoisti, perché solo perseguire un obiettivo di pubblica utilità può migliorarci. E visto che ci siamo, buona domenica a tutti!

domenica 23 novembre 2014

131. L'AMORE SI ODIA


Il telefono suonava, ma lei non rispondeva, Giuseppe pensò che fosse impegnata nella preparazione del pranzo domenicale e decise di non insistere. Dopo dieci minuti le inviò un messaggio di buongiorno, ma neanche a quello ricevette risposta. Attese per qualche minuto e provò a richiamare, ma niente, nessuna risposta. 'Vabbè, avrà lasciato il cellulare in borsa e non lo sente, mi richiamerà lei'. Lei, Gabriella, era nella vasca da bagno con la radio accesa ed il cellulare poggiato sul bordo della vasca. Aveva sentito le telefonate, letto il messaggio, ma non aveva alcuna voglia di rispondere. Cantava le canzoni mentre accarezzava il suo corpo giocando con la schiuma, sorrideva e pensava che la sua vita era tutta lì. Era tutta nell'amore per se stessa, per il suo corpo, per la sua voce e per chiunque avesse amato tutto questo. La giornata di Giuseppe proseguì tra noia domenicale, obblighi morali e leggere evasioni. Gabriella pensò a coccolarsi, e ad allietare il palato con squisitezze culinarie, era un'ottima cuoca, ed il cibo un gran toccasana! Mentre girava la sua pozione magica, la strega Gabry ripensava a tutto il tempo vissuto assieme a Gius, ai loro baci, ai loro profondi abbracci, ai loro sguardi eloquenti. Si sentiva decisa quella domenica, aveva la consapevolezza di ciò che era stato, e di ciò che non sarebbe mai diventato, ma non aveva previsto quelle lacrime. I ricordi le scorrevano sugli zigomi e raggiungevano le labbra socchiuse. 'Serviranno ad aggiungere un pizzico di sale al sugo' pensò, mentre due gocce di ricordo cadevano dritte nella padella. Giuseppe intanto gustava il suo aperitivo assieme ad alcuni amici e cominciava ad essere un po' infastidito dall'assenza di Gabry. Che lei prima o poi avrebbe chiamato ne era certo, ma era quel 'poi' che non aveva previsto. La domenica ha questa strana caratteristica della bipolarità: bella e piena di aspettative fino al pranzo, noiosa, deludente e troppo vicina al lunedì nella seconda parte. Per questo motivo Gabriella organizzava sempre qualche incontro per la domenica sera: un'amica, una sorella, un'anima che la potesse abbracciare. Quella domenica, però, aveva rifiutato l'invito di Fabiana e nel pomeriggio si era stesa sul letto, aveva cercato un po' di musica su youtube dal suo smartphone, e si era messa a pensare, a rimuginare. Ogni canzone le dava un nuovo spunto: Noemi che canta con la Mannoia 'L'amore si odia', perfetta per la celebrazione della fine di un rapporto! Poi Bersani 'Spaccacuore' e Gino Paoli ... Gino Paoli no. 'Quando ti ho vista arrivareeee, bella così come seiiii, non mi sembrava possibile che, tra tanta gente che tu ti accorgessi di me ..', la lacrima è irrefrenabile. Non c'è niente da fare, quando vuoi stare male, trovi subito la complicità di tutti, della musica italiana in particolare. Per un attimo si era intravista nello specchio difronte al letto ed aveva ripensato a quando, qualche giorno prima, Gius le si era avvicinato e, restando a pochi centimetri da lei, le aveva detto: 'Sei bellissima! Vorrei fotografarti!' Gabry gli aveva detto: 'No, fissami nei tuoi occhi'. Adesso, a ripensarci, gliel'avrebbe fatta scattare una foto, avrebbe inflitto anche a lui la sofferenza del ricordo.  O forse no, forse non era del tutto pentita: era stata ancora una volta generosa. Dopo un paio di ore si era alzata dal letto, aveva indossato un semplice abitino nero, collant neri ed i suoi irrinunciabili anfibi. Giubbino di pelle nera e via, fuori da quella casa, lontano dal letto dei ricordi. 
'Ho deciso, cambio look, mi tingerò i capelli di azzurro, no, non come la Fata Turchina, solo una ciocca o due. Quel po' che basta per dire: punto, a capo!' pensava Gabry tra sé e sé. 'Cambio. Basta stare a rimuginare su ciò che non va, sulle aspettative disattese, sugli incontri sbagliati, adesso esco e affronto il mondo di faccia, senza protezione. Il vento mi seccherà un po' la pelle, ma non importa, non voglio essere bella. Nel senso che non voglio 'farmi bella', voglio essere IO e basta, senza un corpo che inganna. Sarebbe bello se i corpi potessero essere trasparenti, se di ognuno si potesse vedere l'anima, sarebbe divertente. Staremmo molto più attenti alle parole. Ad esempio, ad uno onesto e corretto non direi assolutamente: 'promettimi di non lasciarmi mai'. Metti che mantiene la promessa, sai che noia! A te che cammini sempre un po' curvo, con lo sguardo fisso sul tuo smartphone, a te pieno di chat, direi: spegni il tuo cellulare ed alza la testa, il mondo è fuori. Stai sprecando il tuo prezioso tempo in relazioni mordi e fuggi, senza senso, con avidità stai assaporando false emozioni costruendo a poco a poco la tua solitudine. Vivi ogni rapporto fino infondo. Proprio così.  Basta. Io la felicità non la cerco più, venisse lei a cercare me. Io sono qui.

sabato 22 novembre 2014

130. TORNO A FARE LA CALZA

Abbiamo creato dei mostri. Care amiche donne, gli uomini dei nostri giorni non sanno più cosa inventarsi. Li abbiamo pretesi, usati, gettati e poi derisi. Ma cosa vogliamo, che siano gentili a comando, ma un po' stronzi quando serve? Inaffidabili, eccitanti, ma anche sinceri e teneri. Li abbiamo destabilizzati! Ascolto uomini plagiati dire cose da donna, mostrare il loro lato gentile e profondo, scusarsi per non essere stati sufficientemente attenti alle nostre esigenze. Sento uomini delusi da donne che si comportano da uomini: riescono ad avere rapporti sessuali senza alcun coinvolgimento emotivo! E che succede? Succede che ci sono sempre più uomini spaventati. Impressionati dalla sempre più grande ed arrogante offerta di corpi femminili. Donne che trattano uomini come gigolò, uomini che si innamorano della ninfomane di turno. Che confusione! Neanche più gli uomini sanno cosa vogliono! Prima era tutto chiaro: tutti dicevano 'gli uomini preferiscono le bionde, ma sposano le brune!' Era tutto lì. Le donne frivole, per antonomasia le bionde, erano ottime amiche, fantastiche amanti, ma con contratti a tempo, quelle per la vita dovevano essere serie, dedite alla famiglia e ovviamente scure di capelli. Devo dire che anche le bionde come me si sono sposate e che le brune con gli anni si so fatte quasi tutte bionde a forza di tinture ... e quindi? Che certezza abbiamo? Donne che si fingono libertine e vengono tacciate di stronzaggine, si mostrano sentimentali e vengono allontanate perché troppo azzeccose, alla fine ottengono lo stesso risultato: un uomo eternamente indeciso! Donne pronte al gioco che poi rivendicano il proprio ruolo ufficiale, uomini inebetiti che credono di scegliere, ma vengono puntualmente scelti. Sedotti, abbandonati, ma anche facilmente ritrovabili: ci sarà sempre una donna disposta ad alleviare le sue pene ... Insomma, in questi anni abbiamo fatto tutto noi donne, troppo! Abbiamo anche scritto il copione degli uomini, tutti così prevedibili, tutti così plasmabili! Meno male che hanno una parte del corpo che segue ancora l'istinto, l'unica  parte che sa quel che vuole, e di questo siamo certe anche noi donne!

giovedì 13 novembre 2014

129. I SAY 'I STO CCA'

Mamma ma tu sei contenta di essere napoletana? Oppure avresti voluto vivere in un'altra città più pulita? Simona, dall'alto dei suoi sette anni, mi guarda con aria di sfida, mentre percorriamo un marciapiede sporco vicino casa.  L'orgoglio partenopeo mi ha fatto rispondere: - Certo, è la mia città, ci sono tante cose che non vanno, che non mi fanno stare bene, però è la mia, la nostra città, e dobbiamo fare il possibile per migliorarla. - Ma non ero poi tanto sicura di quello che dicevo. Questo sentimento che mi unisce a Napoli, forse solo perché è la mia città natale, questo senso di appartenenza che mi inorgoglisce, ma sempre più spesso mi umilia, mi offende, è viscerale. È come un amore non corrisposto, per cui dai tutto, superi assenze ed insoddisfazioni al grido di 'io ti salverò', ma per il quale spesso finisci per incazzarti, pensi che sia tutta energia sprecata, ogni gesto d'amore sarà ignorato e la delusione sarà sempre più insopportabile. Allora che si fa? Si getta la spugna? Ci si allontana dalla fonte di dolore e si  prova a dimenticare, ad ignorare. Ma questo può valere nei rapporti interpersonali, ma se la fonte di dolore è una città, deturpata, violentata da una malavita organizzata ottusa e assassina, da un'amministrazione incapace e complice, allora il discorso cambia. Cambia perché non si tratta più di una questione personale, perché in gioco c'è la dignità di un'intera città, c'è la salute delle mie figlie, e di tutti i figli di Napoli, c'è il rispetto dei diritti umani che non può e non deve dipendere dalle coordinate geografiche. Mi verrebbe da rispondere a mia figlia: -No, non sono contenta di essere nata qui, non sono contenta perché assisto quotidianamente all'imbruttimento di una città che avrebbe potuto essere tra le più belle al mondo, una città con un meraviglioso golfo, ed una benefica posizione geografica, magnanima, ma anche traditrice, che accoglie a braccia aperte chiunque, anche chi da Napoli ha solo preso. I segni lasciati dalla storia, vecchi fasti e brutali saccheggi, caratterizzano le mille contraddizioni di questa città. Edifici storici, vengono aggrediti da abusi orrendi, spazi pubblici occupati in modo illegittimo, ville comunali abbandonate, strade alberate, trascurate, diventano percorsi ad ostacoli, rischiosi per automobilisti e pedoni, manutenzione quasi assente o addirittura controproducente. Come l'intervento di questi giorni sugli alberi quasi secolari del quartiere Vomero. Ho imparato solo ieri cosa volesse dire 'capitozzatura' (comunque prima del correttore automatico che me lo sta sottolineando in rosso), e non mi è piaciuto. Quando ho letto quello che stava accadendo ai platani di via Scarlatti, ne ho parlato con alcuni colleghi, ho mostrato loro alcune foto, ma non sembravano interessati. 'Con tutti i problemi che ha Napoli, cosa importa a noi come vengono potati gli alberi?', così mi è stato risposto da qualcuno. E invece no, importa, e sapete perché? Perché l'azione aggressiva svolta ieri nei confronti degli alberi del Vomero, è solo una delle tante espressioni del degrado della città. È emblematica dell'incultura dilagante, del pressappochismo, dell'arroganza. La verità è che ci stiamo abituando al brutto. Stiamo tollerando troppo. A chi verrebbe di lasciare delle pedate su di un pavimento pulito? Ci si guarderebbe bene dal farlo, darebbe fastidio anche alla vista. Ma sul pavimento sporco e trascurato non si bada a nulla, anzi, ci si sente quasi invogliati a contribuire, a partecipare alla rovina del pavimento. Questo sta accadendo qui. La città è sporca e nessuno più protesta, chiudono librerie e cinema storici per lasciare il posto a friggitorie di ogni tipo, e noi? Ci stiamo rassegnando. E così non va, non deve andare. Non si può dire 'ci sono problemi più importanti' perché così diventiamo brutti anche noi, privi di ideali e di speranze, privi di ambizioni. Io non voglio rassegnarmi, voglio poter fare qualcosa, voglio poter dire la mia e sono stanca di difendere i miei concittadini inerti e qualunquisti. Voglio che nella mia città ci siano più spazi per i bambini, che al posto del mausoleo inutile posto davanti al mio palazzo,  una sottostazione elettrica in disuso da decenni, oramai ricettacolo di spazzatura,  ci fosse una struttura più gradevole alla vista, più pulita, soprattutto utile, o semplicemente un'aiuola con qualche gioco per bambini. Fanculo tutti quelli che non hanno ricambiato il mio amore, tutti quelli che mi hanno delusa, ma Napoli no, Napoli non si abbandona, perché per un napoletano, sapete com'è? Non mi toccate genitori e figli che divento una leonessa ... e la mia città è genitrice e al tempo stesso figlia.

domenica 9 novembre 2014

128. DIMMI COSA POSTI E TI DIRÒ CHI SEI


Sono un'amante della condivisione, sono abbastanza attiva su FB, ma sono anche una lettrice attenta e curiosa. A volte penso che FB abbia rubato il lavoro agli psicoterapeuti. Altro che lettino, altro che stanza privata, direi sedetevi davanti al PC, sdraiatevi sul letto o sul divano con il vostro smartphone, liberi, senza imbarazzi, e che abbia inizio la seduta! Pubblica, ovviamente.
Ecco qui, apriamo FB, soffermiamoci sulla home, i primi con cui ci s'imbatte sono gli amanti degli aforismi e delle citazioni tutte, alcune davvero belle, anche se hanno un po' contribuito alla riduzione della vendita dei libri, molti, infatti, credono che sia sufficiente leggere alcune citazioni tratte da un testo per poter dire di averlo letto, insomma, nell'epoca del mordi e fuggi, della superficialità, gli aforismi per alcuni costituiscono quello che erano i libri qualche anno fa. La maggior parte dei profili, negli ultimi mesi, condivide pagine dai nomi veramente 'birbanti': lo stronzo abusivo, la stronza legale, la monella incattivita, la troia convertita, la suora trasgressiva, la civetta birichina e l'uccello del malaugurio. Insomma, a parte questi nomi davvero 'irriverenti', puntuali in ogni pagina che si voglia ritenere ironica, come la parola 'puttana' nella canzone di un rapper che si rispetti, a parte questo, certe espressioni sono davvero simpatiche. Mi piace chi utilizza queste pagine per ironizzare sulla vita, soprattutto se lo fa su se stesso. Mi piace anche chi prende in giro una certa categoria di persone, una per tutte,  gli amanti dei selfie, ma poi bisogna anche guardare altro. No, dico, se sei ossessionato dai vanesi, mandarli a fanculo ogni due post non ti aiuterà, accentuerà la tua ossessione ed i soggetti presi di mira continueranno ad agire allo stesso modo. Insomma, accanirsi contro qualcuno è deleterio perché il tentativo di offesa agisce come un boomerang, più il destinatario ignora, più la rabbia sale. Se qualcuno non vi va a genio, ignoratelo. 
Altra tipologia diffusa è quella del messaggiatore subliminale, quello che lancia frecciatine a 'la gente', 'la gente è cattiva', 'la gente non apprezza il bene che fai', 'la gente è opportunista'. In realtà, 'la gente' ha un nome ed un cognome, quello del nemico di turno, del quale, però, si teme una ritorsione e per questo non lo si affronta direttamente. Il problema è che lo sfogo, anche in questo caso, non produce alcun beneficio sul lanciatore di frecce, se non nel momento in cui preme sul tastino 'pubblica', perché poi, da quell'istante, attenderà una reazione che non arriverà. Quindi, se avete da dire qualcosa a qualcuno che vi ha ferito, fatelo direttamente, magari non intendeva farvi del male, non si è reso conto delle conseguenze generate da un suo comportamento, o comunque, se anche non fosse interessato ai vostri sentimenti, ditegli direttamente cosa non vi piace. Se non lo fate esplicitamente, gli fornite un alibi, un giorno potrà sempre dire che non sapeva, che non credeva ... Finisce che questi furbi giocherelloni vadano in giro ad ingannare gli altri amici spacciandosi per quello che non sono. Perché fare i 'fantastici' su FB, è facile. Condividere pensieri positivi, belle parole, video commoventi, è semplice, complicato è mettere in pratica la teoria. Insomma, il profilo 'buono' è davvero insopportabile. È equiparabile a quella sinistra radical chic che ho imparato a detestare negli anni, come le varie Daria Bignardi, Giovanni Floris, Fabio Fazio, i vari amici benestanti che dalle amicizie di famiglia hanno ereditato lavori di prestigio o comunque hanno beneficiato delle  corsie preferenziali per un concorso, per un'autorizzazione, per qualsiasi utilizzo del servizio pubblico. Come dire, quelli che fanno i froci con culo degli altri. Insomma, fate quello che volete, pubblicate di tutto di più, perché FB per me è meglio della TV, ma ricordatevi che la stanza della terapia è amplificata. 

P.S. Per i lettori del blog che non sono su FB, vi informo che da questa settimana è possibile  ascoltare un mio brevissimo intervento su Radio Punto Nuovo ogni venerdì alle 17:30 circa.

mercoledì 5 novembre 2014

127.2. LUI NON ERA BELLO


Visto da lei ...

Lui non era bello, la prima volta che l’ho visto, un po’ impacciato, un po’ curvo sulle spalle, mi ha dato l’idea di un uomo insicuro, poco sereno. Un uomo giovane, di bassa statura, un bel sorriso, uno sguardo buono.
Quando l’ho incontrato io ero un po’ indurita, avevo appena chiuso una storia importante, ma ero sicura di me,  carica di autostima. Andavo incontro alla vita speranzosa e sorridente. Ho cominciato a frequentarlo perché mi piaceva il modo in cui mi guardava, il modo in cui mi ascoltava, affascinato da me, dal mio corpo e dalle mie parole. Non avrei scommesso due lire su quella frequentazione, ero convinta che non ci saremmo visti più di un paio di volte. Ero andata via dal primo incontro quasi annoiata, ma qualcosa mi diceva che avrei dovuto accettare un altro appuntamento. Non ero molto interessata a lui, ma più ci parlavamo e più scoprivamo di capirci, di intenderci facilmente. Era tutto così naturale! Quante affinità! Quell’uomo insicuro cominciava ad alzare le spalle, a ridere di più, ad apparire più sereno, più piacente. Ad ogni incontro, cresceva la curiosità e la voglia di ridere, dio quante risate ci siamo fatti assieme! Insieme tornavamo adolescenti, drogati di noi e della nostra libertà, del nostro modo di ironizzare su tutto e tutti. Ci sentivamo migliori. Poi lui ha cominciato a raccontarmi delle sue storie, dei suoi fallimenti in amore, delle sue speranze e della donna per cui stava male. Va bene, ci può anche stare, si confida, vuol dire che con me si sente libero di essere se stesso, questo mi piace. Allora perché inizio a non sentirmi più tanto forte, tanto sicura? A pensarci bene, dice delle cose che non mi piacciono. Dice che i rapporti passati li ha rovinati lui, che non è bravo ad amare, che anche la donna per cui sta soffrendo non ha tutti i torti ad averlo allontanato: gli ha inflitto la peggiore delle pene, il silenzio, e solo perché lui non è stato in grado di farle capire quanto la ama. No, questo proprio non mi piace. Non mi piace più che nei nostri incontri si parli di lei, no non va. Eppure stiamo diventando più intimi, i momenti che trascorriamo insieme sono più intensi, facciamo l’amore con i corpi, con gli occhi ed anche con il cuore. Lui si mostra sempre più sicuro, io comincio a vacillare, mi dice di non innamorarmi di lui, di non farlo, che lui ha fatto soffrire già altre donne, che non è in un buon periodo. Io quasi mi arrabbio, il mio orgoglio mi risveglia: ma cosa dice? Ma io non ci avevo proprio pensato ad innamorarmi di lui, non l’avevo messo in conto, manco mi piaceva! Trascorrono i primi mesi ed i nostri ruoli cominciano a cambiare. Io mi lascio andare, inizio a credere che il nostro rapporto non sia inquadrabile, è “oltre” ogni definizione di amicizia, di amore. Pensavo: che mi importa se muore d'amore per un'altra, se ogni tanto ha nostalgia del passato, cosa conta se crede che io sia solo una confidente allegra e disinibita? Invece conta, e conta soprattutto da quando una sera mi dice: Ehi, ma mica mi ami? L'ho guardato fisso negli occhi, mentre provavo a trattenere le lacrime, 'MICA MI AMI?' Le sue parole rimbombavano nella mia testa, mentre lui si allontanava. Ma chi cazzo si crede di essere questo? Ma chi pensa di avere davanti? Ma come mi tratta? L'adolescente che si è presa una sbandata per uno che se la voleva solo scopare? Ma che sta succedendo? Io quest'uomo manco lo volevo incontrare la seconda volta, a me manco mi piaceva, ma che si è messo in testa? Adesso ci penso io a sistemare tutto, a farlo scappare. Gli dico che lo amo, così lo saluto una volta e per tutte, così scappa a gambe levate il 'latin lover'. Alla fine è lui che vuole vedermi, alla fine è lui che ha scelto me, insomma, se ci frequentiamo da diversi mesi è perché insieme stiamo bene. Perché si ostina a ripetermi che non mi ama e che io non devo amarlo, perché? Basta, adesso basta giocare con me, glielo dico. Ci vediamo, e in un momento di intimità parto in quarta: <Come potrei non amare uno con cui scopo da dio, rido, mi emoziono, uno che mi vuole sentire ogni mattina, mi vuole vedere appena possibile, come potrei? Credi che le tue inutili parole, cattive, le tue "passioni" per le altre donne, le tue chiacchiere, i tuoi sfottò mi possano fermare? Le cose stanno così nonostante tutto, nonostante TE! >  Ecco, gliel'ho detto! Ma adesso che faccio? Adesso scappo e non mi faccio più sentire e vedere, scappo perché forse c'ha ragione lui, perché forse ... Non lo so. Chiamo la mia amica Chiara e ci beviamo una birra, basterà poco per dimenticarlo, tanto non l'amo.

martedì 4 novembre 2014

129. UNA COSA È CERTA: NON VI SONO CERTEZZE


Il tempo è tiranno, ma il tempo è anche un gran dottore.
Chi di speranza vive disperato muore, ma la speranza è anche l'ultima a morire.
Tutte le strade portano a Roma, tranne il GRA che porta al
manicomio.
Tutto arriva per chi sa aspettare, ma forse hai sbagliato fermata.
L'abito non fa il monaco,  ma un abito succinto fa la zoccola e giustifica uno stupro.
Ridi sempre, anche se il riso abbonda sulla bocca degli stolti.
Sorridi alla vita che la vita ti sorride, aiutati che Dio ti aiuta, amati ... che gli altri non lo faranno. In amor vince chi fugge, ma se continua a fuggire il premio se lo prende qualcun altro. 
Non sputare in cielo che in faccia ti torna, e quella che torna non è saliva tua!
Al cuor non si comanda, ma all'organo genitale sì ...
Dai nemici mi guardo io che dagli amici mi guarda Dio, ma chi trova un amico non trova un tesoro?
Chi si ferma è perduto, o magari ha solo trovato la fermata giusta.
La prudenza non è mai troppa, ma chi non risica non rosica.
Solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma non è che gli incoerenti sono tutti intelligenti!
Chi di spada ferisce, di spada perisce ... Ed è una spada che arriva alle spalle.
State tranquilli, perché se non vedete passare il cadavere del vostro nemico, è solo perché avete sbagliato fiume.
Il caos regna sovrano!

domenica 2 novembre 2014

128. TORNEREMO QUATTRO AMICI AL BAR

Il fatto è questo, statemi a sentire ... candele candelotti e sei lumini ...
No, non voglio parlare della morte, oggi è 2 novembre e ricordare i morti è d'uopo, parlare de 'La livella' è da totofili, ma discuterne anche qui potrebbe risultare tedioso. Piuttosto, a dire il vero, avrei voluto pubblicare un post bianco, un post con il quale esortare i lettori a pensare, a fermarsi un attimo. Una sorta di elogio alla lentezza, alla pacatezza, al silenzio. Chi di voi ha subito una perdita recente, probabilmente rivolgerà gli occhi al cielo e pregherà per quell'angelo che adesso manca più che mai. Qualcuno penserà ad accendersi una sigaretta e vedere dove voglio arrivare. Qualcun'altro crederà opportuno cambiare blog. Altri, infine, inizieranno a rilassarsi, a credere che davvero sia arrivato il momento di fermarsi, di pensare che ogni tanto è bene tacere. Il silenzio spesso è più eloquente di mille parole, spesso, non sempre. Il silenzio è rispetto per chi ci sta attorno, lascia agli altri la libertà di pensare, di esprimersi, anche ai più timidi, anche a chi non sa usare le parole. Il silenzio è l'urlo di chi non ha più voglia di farsi capire, di chi ha perso ogni speranza. Il silenzio è la forza di chi sa di essere nella ragione. A volte, però, il silenzio è anche rassegnazione, accettazione di una realtà spiacevole. Fermiamoci a pensare. Basta parole, basta whatsapp, basta televisione. Che sia un silenzio costruttivo, che aiuti a capire, che ci insegni il rispetto per i vivi prima ancora che per i morti, che ci renda più forti, più sicuri. Che ci aiuti ascegliere il bene, ad amare a perdonare, ma anche a creare una barriera contro le futili menzogne dei meschini. Un silenzio che, come un mare calmo, faccia tornare a galla solo ciò che conta davvero e per cui vale la pena combattere. Shhhh, stiamo un po' in silenzio, davanti ad una foto, ad un quadro di Dalì, di Van Gogh, od anche ad occhi chiusi ... Forse torneremo quattro amici al bar, tanto posti in banca non se ne trovano più facilmente, soldi per portare le donne al mare sono sempre meno e forse è meglio trovarsene una che voglia bersi una birra con poche pretese e ricca di fantasia ...
Shhh ... ho parlato anche troppo ;)

mercoledì 15 ottobre 2014

127. LEI ERA BELLA

Lei era bella, di una bellezza fuori dai canoni, era bella di vita, di sentimenti. Generosa nel corpo e nei sorrisi, nelle emozioni e nelle condivisioni, parlava e scriveva tanto, dio quanto parlava e scriveva! Quando l'ho incontrata io ero inaridito, privo di energie. Ero duro e disilluso, insoddisfatto e un po' nostalgico. Non avevo niente da perdere. Ho cominciato a frequentarla perché vedevo in lei una donna intelligente e distaccata, una che mi avrebbe preso per quello che ero, senza pretese, un compagno di risate e di incontri leggeri. Da subito le ho confidato i miei segreti, i miei tormentati trascorsi, evidenziando la mia natura ribelle ed un po' animalesca. Le ho raccontato molto di me, delle mie passioni e dei miei desideri, del mio modo di approcciarmi alla vita ed alle persone, mi sono dipinto nel peggiore dei modi perché non potesse dire che non l'avevo messa in guardia. Passavano i giorni e lei era sempre più bella, più desiderabile, i nostri corpi cominciavano a plasmarsi l'uno sull'altro, i nostri occhi cominciavano a mettere a fuoco i segni del nostro passato. Dopo qualche settimana eravamo già cambiati, io continuavo a raccontarle dei miei amori impossibili e delle mie delusioni, comunicandole in tutti i modi il mio distacco, ma più glielo dicevo e più si legava. Avete questa mania di innamorarvi di chi non vi vuole amare voi donne, che non si può capire. Così, quando ha cominciato ad emozionarsi durante i nostri incontri, ad imbarazzarsi, a mostrarsi fragile, ho provato ad allontanarla, le ho ricordato che quegli incontri non avevano alcuna importanza per me, erano un gioco e basta. Lei ha cominciato a lamentarsi, a ribellarsi. Non voleva giocare più. Era bella, di una bellezza non bella, magnetica, ma dopo qualche mese, la sua bellezza si stava offuscando ed io invece miglioravo. Lei si spegneva ed io mi rigeneravo. Era come se le stessi rubando tutta l'energia, io mi ricaricavo e lei si consumava. Eppure gliel'avevo detto che in quella storia il sentimento non doveva entrarci. Una sera ho preso il coraggio e gliel'ho detto esplicitamente: ehi, ma mica mi ami? Lei non mi ha risposto, ma i suoi occhi le si sono velati di lacrime. Non ho retto quello sguardo e sono andato via. Io non la volevo, io non l'amavo, ma sentivo un bisogno quotidiano della sua presenza, della sua voce, della sua risata. Quel corpo da prendere, da fare mio, cominciava a diventare sempre più necessario, avevo desiderio di abbracciarlo di morderlo, di fonderlo con il mio, odori, lingue e mani che si incontrano, si conoscono e si riconoscono, che danno piacere. Più cresceva la passione più si alternavano gioie e sofferenze, sguardi complici ed espressioni diffidenti. La paura di soffrire si stava facendo spazio tra noi. Io non l'amavo, ma lei non ci voleva stare, non lo accettava. Io non l'amavo, e glielo continuavo a dire, con le parole, con i miei modi distratti, con i sorrisi sornioni, con le poche attenzioni. Io non l'amavo e le rivolgevo parole di disprezzo, la prendevo in giro, e lei ne soffriva. Più non l'amavo e più l'allontanavo. Poi, un giorno mi ha detto: Sì, ok, ti amo, e allora? Come potrei non amare uno con cui scopo da dio, rido, mi emoziono, uno che mi vuole sentire ogni mattina, mi vuole vedere appena possibile, come potrei? Credi che le tue inutili parole, cattive, le tue "passioni" per le altre donne, le tue chiacchiere, i tuoi sfottò mi possano fermare? Le cose stanno così nonostante tutto, nonostante TE! Si è dichiarata ed è scomparsa. Meno male che non la amo. Ne trovo un'altra più leggera, ne trovo una che capisce cosa deve fare. Perché una che non si ama si dimentica in fretta. Adesso ci provo a dimenticarla, ci provo e ci riesco subito, mi basterà un mojito, tanto non l'ho mai amata.

giovedì 9 ottobre 2014

126. PASSEGGIATA


Mettendo in pratica la teoria delle piccole cose, questa mattina, prima di chiudermi in ufficio per otto ore, ho deciso di fare una passeggiata in villa Floridiana, un parco alberato posto nella zona collinare di Napoli. Ero entrata per godere del silenzio, dell'aria buona, per passeggiare senza rischiare di essere travolta da passanti distratti, senza temere di essere investita dall'auto dell'ottuso/a di turno che ignora le strisce pedonali. Insomma, volevo godere della libertà di muovermi con tranquillità in uno spazio naturale, dove l'unico suono udibile è quello del cinguettio degli uccelli. Devo dire che queste aspettative sono state soddisfatte: ho passeggiato fino al punto in cui si può godere di un fantastico panorama, accompagnata dai soli suoni della natura. Ho incrociato qualche podista, corridori occasionali, studenti non studianti e teneri fidanzatini. Dalle panchine, pochi anziani spettatori, consumavano lunghi interminabili minuti, in attesa dell'incontro con i visitatori abituali. Qualche gatto qua e là faceva da contorno ad un'immagine tanto amata dai pittori e narratori di sempre.
Peccato che tutto questo fosse inserito in un luogo che è diventato espressione del degrado della mia città e dell'Italia tutta. Dell'intero parco resta praticabile poco meno di un terzo, una gran parte è abbandonata a se stessa, prati incolti, piante selvatiche che aggrediscono il paesaggio e recinti posti ad impedire il passaggio pedonale per il rischio di caduta alberi. Si parla di opere da attuare per il recupero della Floridiana, ovviamente costose, ma se si fosse fatta la giusta manutenzione, si sarrebbe evitato il disastro attuale ed il risanamento sarebbe stato meno dispendioso. Dove sono i giardinieri stipendiati dal Comune di Napoli? Dove sono i dipendenti di un'amministrazione sovvenzionata anche da me? Dove sono i soggetti preposti al controllo? E' una vecchia storia, sempre la stessa: i supervisori non possono richiedere correttezza e rispetto delle regole se loro per primi non sono ligi al dovere. E allora? Come si risolve? Si cambia il sistema, si rivedono le leggi, si privatizzano le gestioni. E che fine fa lo stato sociale, il principio della redistribuzione del reddito? Possiamo vantarci di vivere in un Paese civile, fino a quando tutti possono avere accesso ai servizi pubblici, fino a quando gli stessi funzionano, fino a quando sarà possibile evitare situazioni di povertà, di miseria tali da annullare la dignità delle persone.
Si parla di grandi manovre, di azioni drastiche, ma se la vita è fatta di piccole cose, partiamo dalle piccole rivoluzioni, cominciamo ad aggiustare i vestiti, piuttosto che buttarli ed acquistarne altri. Direbbe un mio amico che adesso circola su una simpatica Vespa rossa: prendiamo 10-20 disoccupati (ed altrettanti carcerati, aggiungerei io) procuriamogli degli attrezzi e mandiamoli a pulire e curare la Floridiana. Chi li paga? Mettiamo una cassetta all'ingresso, per un mese o poco più, dove ciascun visitatore può inserire un'offerta a piacere per contribuire al risanamento di questo bel parco. Qualcuno potrebbe opinare "Ma io le ho già pagate con le tasse le persone preposte alla manutenzione, non voglio dare altro". Vero, ma magari le offerte possono venire soprattutto da quelli che le tasse, per un motivo o un altro, non le pagano. E' solo un'idea, uno spunto per riflettere, per capire cosa si può fare per vivere meglio, per non morire lentamente.

martedì 7 ottobre 2014

125. E TANTI AUGURI A ME


Ieri, rientrando da lavoro, mi sono fermata a far la spesa in una salumeria nella quale non ero mai stata. Al banco mi ha servita un omino sui sessanta, magro e di bassa statura, con il suo grembiule bianco ed il cappellino ancor più bianco, appena si è accorto della mia presenza, ha sfoderato un sorriso e mi ha chiesto cosa volessi. Dalle mie richieste ha intuito che avessi intenzione di preparare una torta rustica e mi ha chiesto se desiderassi che gli insaccati fossero tagliati a cubetti. Piacevolmente sorpresa dalla sua disponibilità, ho accettato la collaborazione per la preparazione della mia brioche rustica ed ho ricambiato la cortesia informandolo sul perché della mia scelta culinaria. Gli ho spiegato che il giorno dopo sarebbe stato il mio onomastico e che per festeggiare assieme ai miei colleghi, avrei portato in ufficio la brioche. Gli ho voluto anche spiegare perché festeggio il mio onomastico il sette ottobre, pur non chiamandomi Rosaria. Insomma, alla fine mi ha consegnato i pacchetti con tutta la faccia sorridente e mi ha detto: "E' stato un vero piacere conoscerla!". L'ho ringraziato con espressione riconoscente, quell'uomo mi aveva regalato dieci minuti di serenità, di sorrisi gratis!
Prima che entrassi in quella salumeria, stavo rimuginando su alcuni dispiaceri, ma per un po' sono riuscita a sorridere, magari anche l'omino aveva lasciato a casa qualche situazione poco felice, magari anche lui avrebbe avuto mille motivi per non sorridere, ma l'ha fatto, ed ha contagiato anche me. Quando dicono che la vita è fatta di dettagli, forse è proprio questo. La vita è fatta di piccole cose. Ieri sera, mentre impastavo, sorridevo pensando a quanti eventi quotidianamente ci distraggono dalla vita vera, ci aiutano a superare momenti difficili, ma possono anche renderci superficiali nei rapporti interpersonali. La vita è fatta di sorrisi, di gentilezza, di bellezza, di condivisione, ma anche di rabbia e dolore, di battaglie. E' fatta di attese alla fermata della metro, di corse in ufficio, di pappe da preparare e di pannolini da cambiare; di lavori da eseguire e di capi da rispettare, di conti che non quadrano e ambizioni abbandonate. Di panni da stirare, di cartellini da timbrare, di libri da studiare, di sogni da raccontare, ma soprattutto è fatta di persone da amare, da rispettare, da trattare con cura. Ed io ho deciso di essere felice, di amare e di avere cura di ogni mio amico, come se ciascuno fosse un fiore di un grande giardino. Sì, la vita è fatta dei profumi e dei colori dei nostri giardini e gli incontri sbagliati non sono altro che il concime.
Grazie a tutti per gli auguri, per i baci i sorrisi e per gli abbracci gratis.

mercoledì 1 ottobre 2014

124. IL PECCATO PIÙ GRANDE E' L'INERZIA


Leggo oggi su FB un post diverso dagli altri, senza aforismi, senza foto, senza link ironici, pagine di stronzi/e abusivi, monelli intristiti, battone redente e religiose trasgressive. Ammetto che mi piace leggere tutto, tranne il buonismo e gli errori di grammatica, ma questo post mi ha conquistata dal primo rigo: il peccato più grande è l'inerzia. Ma sì, non m'importa più il contenuto, seppur valido, del post, nella testa mi rimbomba "il peccato più grande è l'inerzia". Questo "c ce ne fott" dilagante, questo qualunquismo, questo lasciar correre, questa finta tolleranza, che equivale ad un triste, deleterio, lasciarsi vivere. Così diventiamo tutti complici, tutti responsabili delle ingiustizie, del degrado, tutti coinvolti in un lassismo direi quasi letale. Ci inquinano la terra, l'aria ... Ma c ce ne fott, sai quante schifezze abbiamo mangiato fino ad ora?
Aboliscono l'art. 18? Ma c ce ne fott, tanto qui fanno lo stesso quello che vogliono.
Si sparano per strada? Ma c ce ne fott, quello lo Stato non fa niente, lo devo fare io?
Ebbene, sapete cosa penso? Penso che bisogna stare attenti alle parole, bisogna pensare bene a ciò che si dice, perché certe espressioni, certi gridi alla moda, inducono a certi atteggiamenti di inerzia e distruggono le idee, la cultura. "A me, me ne fotte di tutto!" Vorrei che ciascuno di noi desse valore ad ogni istante vissuto, ad ogni persona incontrata, ad ogni parola pronunciata o scritta.
Tante sono le espressioni che mi infastidiscono, per vari motivi, e alcune mi capita comunque di utilizzarle, anche se con grande rammarico. Il viso mi si contrae se sento:
'Stai tranquilla' , quando sono incazzata.
'Ciao cara', sempre.
'Ti  sta prendendo in giro, e te lo tieni', quando credo che nella vita sia fondamentale l'ironia e non offendersi mai, e adoro chi scherza e non si prende sul serio.
'Beata te!', quando racconto di un successo. Detesto quelli che giustificano con la sfortuna il loro lassismo, ma io dico sempre: meglio fare invidia che pietà.
E poi, perdonatemi, ma quando sento parlare in un certo modo, mi si contorce lo stomaco:
'Il bambino non mi mangia, non mi dorme ...', se non ti vomita, lo faccio io se continui a parlare così.
'Mi manca il tempo materiale', beh, mi accontento anche di quello intangibile, se lo usi per spiegarmi come si materializza il tempo e magari come si può smaterializzare un uomo.
E poi, dulcis in fundo, anche se forse non è proprio in tema, c'è un'espressione che mi procura l'orticaria: 'Abbi cura di te', pronunciata durante un addio, è come dire ad uno con l'ombrello aperto 'ti sei accorto che piove?'. E' proprio perché ho cominciato ad avere cura di me che mi sto allontanando da te ...
E chest'è ;)

domenica 28 settembre 2014

123. PERCHÉ LA VITA E' UN BRIVIDO CHE VOLA VIA, E' TUTTO UN EQUILIBRIO SOPRA LA FOLLIA

Ahi mi amor, tutta la vita non saprò se mi hai amata oppure no!
Comunque sia, me ne farò una ragione. Non mi hai amata, hai gradito la mia compagnia per qualche mese, cosa cambia? Non era un sentimento tale da darti la forza di mandare tutto all'aria, lasciare la tua compagna, mettere su casa insieme, no di certo non lo era. E se invece fosse stato amore? E se questa voglia di stare assieme con gli occhi, con le parole, con il corpo, ma soprattutto con la mente, con un'intesa tale da essere oltre, oltre ogni conformismo, ogni luogo comune, ogni banale prevedibile espressione d'amore, fosse più grande, più vero dell'amore stesso? Più forte dei rassicuranti convenevoli, più forte dei 'ti amo', più forte delle giustificazioni, della presenza costante. Ahi mi amor, che rabbia quando mi hai lasciata sola quella sera che era destinata a me! Che dolore, quella tua fuga per raggiungere il posto 'ufficiale', il tuo ruolo lecito e sicuro. Perché meglio evitare che si arrabbi lei, io sono quella che non può pretendere niente, non ho alcun diritto, non posso arrabbiarmi, devo solo stare zitta e subire, come dire: ho voluto la bicicletta ed ora devo pedalare. Ahi mi amor, quanti tentativi di salvarmi, di chiudere tutto, prima che si trasformasse in qualcosa di 'importante', ma forse è stato tutto troppo importante, troppo presto. Tempi sbagliati, atmosfere inadeguate, eventi provvidenziali. Ahi mi amor, che belli i tuoi sguardi, che bella la tua sensazione di libertà quando eravamo insueme, la voglia di condividere con me i primi e gli ultimi minuti del giorno; noi soli contro il mondo, contro tutti quelli che vogliono tenerci sotto controllo. Che emozione quando mi stringevi e mi chiedevi di non lasciarti andare, e volevi che ti abbracciassi più forte! E poi? Poi il silenzio, poi i week end con lei, solo ed esclusivamente con lei. Ed io? Ed io zitta, a pedalare. Lei che fa i ricatti morali, che si lascia consumare se tu non ci sei, se non fai quello che vuole, lei che fa finta di essere debole, ma è molto più dura di una roccia, lei che si prende tutto quello che vuole! Ahi mi amor, tutta la vita non saprò se mi hai amato oppure no. Ma infondo, non ami neanche lei, neanche 'la prima scelta' ti soddisfa, e allora? Allora lei la temi, io no, io sono una scelta, io sono realmente desiderata, non sono un'imposizione, non minaccio. Ahi mi amor, tutta la vita non saprò se mi hai amato oppure no, ma infondo,  cosa conta? L'amore non esiste, esistiamo io e te.


martedì 23 settembre 2014

114.2 IL PREMIO DELLA SECONDA EDIZIONE

Si è chiuso con la vittoria della poesia di Laura Quagliariello la seconda edizione del concorso di poesia per incompetenti "MA VIR NU POC PUR 'E PULLECE TENEN 'A TOSSE". Il pubblico di FB ha deciso di premiare la seguente 'creatura':

martedì 16 settembre 2014

122. ARMIAMOCI E PARTITE

Non se n'è parlato abbastanza, non nel modo giusto. Siamo tutti d'accordo sull'evitabilità della tragedia del Rione Traiano a Napoli, sul valore di una vita umana. D'accordo sì, ma quanti di noi, persone perbene, costretti ogni giorno a subire i soprusi, l'arroganza e lo sbeffeggiamento dei delinquenti che affollano le nostre città, non hanno pensato 'che cazzo ci faceva un ragazzo di diciassette anni, in giro alle tre di notte sullo scooter, senza casco, con altri due amici? E perché non si è fermato davanti ai carabinieri?' Andava a lavorare? Non mi pare. Ammirava il paesaggio? Che cazzo ci faceva? Io ho amici perbene che potrebbero trovarsi a quell'ora in giro, per un qualsiasi lecito motivo, ma non si permetterebbero mai di deridere un carabiniere. Io sono stanca. Stanca di questo buonismo che nasconde un comportamento pavido, sempre più diffuso, una comprensione ed una tolleranza eccessiva, ma anche comprensibili. Troppo facile mostrarsi indulgenti con questi loschi individui, troppo facile e dannoso. Dannoso perché ogni volta che si lascia correre, si diventa complici, complici dell'illegalità, di tutte le morti di camorra! Ogni volta che facciamo finta di non vedere, di non capire, stiamo collaborando con loro, con le merde. Come ho detto, però, è un atteggiamento pavido, meschino, ma comprensibile. Dove sono le istituzioni quando si denuncia un illecito? Quale tutela si riserva ai danneggiati? Non c'è certezza della pena, non c'è giustizia. Armiamoci e partite! È il motto delle nostre istituzioni. Vorrebbero che i cittadini onesti si presentassero a loro per denunciare, per segnalare tutti gli attentati alla legalità cui quotidianamente assistiamo, e poi? O vanno dal denunciato e 'patteggiano' una soluzione, o fanno finta di arrestarlo e lo mettono fuori dopo due giorni. Intanto, manco usciamo dal commissariato dopo la denuncia, che come minimo ci rubano l'auto, entrano nelle nostre case, così, giusto per stabilire chi comanda. E allora? Allora come pensate di poter condannare un giovane carabiniere che ha intimato  l'alt a dei giovani irriverenti? Sapete chi fermano generalmente i poliziotti ed i carabinieri? Le donne, le famiglie, i preti e le suore. Finalmente si trova uno che fa il suo dovere, che segue l'istinto, la passione, che ha un'idea di giustizia ancora integra e che si fa? Lo si massacra con luoghi comuni e buonismo idiota. Sì, siamo d'accordo, un carabiniere non può sbagliare, deve saper gestire le situazioni difficili, deve mantenere la calma. Andateglielo a dire al bancario che assiste decine di volte all'anno alle rapine sul proprio luogo di lavoro, alla ragazza derubata del cellulare ricevuto in regalo dal papà, che si suda il suo stipendio, alla donna minacciata con la pistola alla tempia per il furto della fede, al commerciante costretto a pagare il pizzo. Diteglielo alla madre, alla vedova del mio collega Attilio Romanò, ammazzato per errore dalla camorra. Andateglielo a dire a mio padre, a cui hanno rubato cinque automobili perché non è sceso a compromessi, o a mia madre che hanno minacciato perché nel suo ruolo di educatrice, inculcava ai propri alunni delle elementari il rispetto della legge. Andateglielo a dire ai miei genitori, che quando sentono che al TG si parla della morte di un boss dicono: si sono sbagliati, hanno detto che è morto un boss, non è chiaro, va detto 'è morto un altro pezzo di merda'. E scusate la volgarità, ma qui non ce la facciamo più, e non lo vogliamo un altro carabiniere come quello che ha ammazzato Davide, ne vogliamo altri mille, altri diecimila. Che Dio mi perdoni, ma io l'Inferno lo vedo quaggiù.

venerdì 12 settembre 2014

121. SOLIDARIETÀ

Chi si accinge alla lettura di questo post, nella maggior parte dei casi, penserà al concetto di solidarietà come di generosità, di impegno etico-sociale verso chi è in difficoltà. Fino a qualche mese fa, io stessa avevo un'accezione esclusivamente positiva del termine, mi rievocava un po' i principi della Repubblica Francese (Liberté, Égalité, Fraternité), Fraternité, tutti solidali, tutti disponibili verso chi vive un disagio, "uno per tutti, tutti per uno", ma questa è un'altra storia. Inoltre, reminiscenze di natura universitaria, hanno contribuito a rafforzare l'aspetto positivo del termine, associandolo alla responsabilità dei soci nelle società di persone, al concetto di redistribuzione del reddito, che è poi uno dei principi base del nostro sistema economico. Crescendo, ho associato questo termine alle lotte di classe, alle battaglie sociali, o più semplicemente alle scelte determinate dal rispetto verso un familiare, un amico, un membro di un gruppo o una categoria cui si appartiene. Ecco, tutto molto bello, molto teorico, ammirevole. 
Ai miei colleghi che leggeranno questo post, invece, come a me del resto, la parola "solidarietà", da qualche tempo evoca spiacevoli sentimenti, sensazioni di insuccesso, di un sacrificio evitabile. Per molti dipendenti, purtroppo, questo termine ha perso il suo più nobile significato, costituendo nient'altro che il nome dell'ammortizzatore sociale cui ha fatto ricorso l'azienda per cui lavora.
Oggi io sono a casa perché anche la mia azienda ha fatto ricorso a questo ammortizzatore ed io non riesco a sentirmi contenta, non riesco a sentirmi "generosa", solidale. Eppure nei miei slogan da ragazzina, alle manifestazioni, c'era sempre quello che diceva "lavorare meno, lavorare tutti", ed io ci credevo, ed io lo urlavo con passione. All'epoca ero ancora più convinta di adesso di poter cambiare il mondo, di riuscire a far sentire la mia voce, di poter combattere per un ideale, e ritenevo che la solidarietà, il desiderio di un risultato utile a tutti, fosse condivisibile da tutti. E allora perché oggi sento che il mio contributo poteva essere evitato? Perché penso che gli ammortizzatori sociali non siano più un bene per i lavoratori, ma  un ulteriore "aiutino" dello stato alle aziende in difficoltà? Forse perché troppo spesso le persone vengono considerate numeri, perché non si pensa alle conseguenze che una scelta aziendale possa avere sugli uomini, sulle loro famiglie. E a pagare sono sempre gli stessi. Sì, d'accordo, ci hanno detto che ci sono degli esuberi, che ci sono lavoratori (colleghi) che rischiano il posto di lavoro, per cui abbiamo pensato che il nostro contributo fosse moralmente corretto, certo, ma se si fosse provato ad agire in altro modo? Se magari si fosse organizzato il lavoro in maniera tale da distribuirlo correttamente tra i dipendenti, se si fossero evitate assunzioni tese solo ad ottenere sovvenzionamenti, se non si fosse chiesto il supporto di società esterne? Prevenire è meglio che curare, no? E se poi alla fine davvero di dovesse far ricorso al licenziamento, lo si dovrebbe fare considerando le caratteristiche del dipendente, la sua capacità di "rivendersi" sul mercato del lavoro, e, soprattutto, bisognerebbe valutare il contributo reale che ciascuno apporta all'azienda, perché la solidarietà sia reciproca e non unilaterale. Non come in certe famiglie dove c'è chi dà sempre e quello che prende solo. Nelle imprese con scopo di lucro non funziona così. Parlo da profana, solo per dire che se si accettano alcune scelte aziendali, non sempre condivisibili, lo si fa in forma apparentemente passiva, perché non è data altra opportunità, ma occorre ricordare che quel mare di matricole "solidali" non hanno solo un cuore "ricattabile", ma anche un cervello.

domenica 7 settembre 2014

120. QUANTE PAROLE

Eccomi qui, con la mia tazza di tè verde, davanti al mio portatile, con la voglia di scrivere e di raccontare, di condividere e di sdrammatizzare. Della scrittrice ho solo l'immagine stereotipata, forse un po' lo spirito di osservazione, ma null'altro. Sono una donna, e questo basta a far capire quanto subisca gli sbalzi d'umore, quanto mi piaccia innamorarmi e soffrire per amore, e quanto mi addolori la sofferenza altrui. Sono madre di due femmine e per questo, mi sento ancora più responsabile della loro formazione, perché un genitore è un genitore, ma la madre di una donna è il suo esempio, è il suo futuro. Dalle nostre madri abbiamo appreso tutto, le più brave di noi hanno preso il meglio e perdonato il peggio, una parte non accetterà mai alcuni errori, ed una parte resterà eternamente nel ruolo filiale, fingendosi inconsapevole, ignara di tutto. Vorrei abbracciare ad una ad una tutte le donne: quelle che amano incondizionatamente, che infondono coraggio, quelle che usano gli uomini come giocattoli, senza aver letto le istruzioni, quelle che sognano eternamente il principe azzurro, e a furia di sognare non si accorgono del suo passaggio. Le donne che piangono per un capriccio, per un'ossessione, per una dipendenza nociva, e quelle che ridono di se stesse e della vita. Un abbraccio alle donne 'fragili' che piangono troppo spesso, che forse non hanno imparato ad amare e ad amarsi, e soprattutto a quelle 'forti', quelle che difficilmente fanno tenerezza, che sanno amare e provano ad amarsi tutti i giorni, che spesso soffrono in silenzio, ed hanno sempre un sorriso per tutti. Vorrei esserti accanto amica mia, quando lui non risponde al telefono, ad un messaggio, quando ti dice ti chiamo dopo e dopo non arriva mai. Quando scopri che le stesse parole che dice a te, le stesse canzoni che ti dedica, le sta dedicando contemporaneamente ad altre. Quando capisci che sei stata solo la compagna di una sera, o la distrazione di un'estate. Quando dopo anni di vita insieme, di quotidiana condivisione, ti tratta come un pezzo dell'arredamento. Vorrei esserti vicina, sorella mia, nei giorni dell'abbandono, quando vorresti vomitargli addosso le cose più cattive e trasferirgli tutto il male che hai dentro, vorresti che soffrisse almeno la metà di quanto soffri tu, vorresti che rinsavisse e si inginocchiasse davanti a te per chiederti perdono, e magari negarglielo. Vorrei esserti vicino quando poi torni sui tuoi passi, metti da parte la tua dignità e lo richiami, per incontrarlo ancora, anche per soli dieci minuti di piacere. Vorrei stringere forte te che hai dovuto spezzare il fiore che ti cresceva dentro, perché nessun uomo capirà quanto possa essere devastante una scelta simile. E poi vorrei ubriacarmi con te, amica di sempre, che sai quanto sia meschino l'essere umano, e non credi più a niente, che hai paura di soffrire, perché quando accade non c'è niente che possa spegnere l'incendio che ti brucia dentro, che ti schiaccia il petto e ti annebbia la vista, e temi che sia per sempre. Vorrei bere con te, per trovare rifugio nell'ironia e nella voglia di esserci sempre e comunque: con qualche ruga in più, con qualche Kilo in più, o in meno, con lo sguardo attento di chi sa di aver vissuto. Ubriacarmi di sangria e di risate ed abbracciare il tuo corpo segnato dal dolore e dal piacere, che la vita ha tracciato come un tatuaggio. Forza amiche mie! Usciamo a testa alta, viviamo, amiamo, soffriamo, abbracciamoci, ubriachiamoci, balliamo e ridiamo. Raccontiamoci, innamoriamoci del nostro corpo, abbiamone cura, nutriamo la nostra mente, custodiamo il nostro cuore, lasciamoci amare da chi ci considera uniche, non scendiamo a compromessi e, soprattutto, non consentiamo a nessuno di mancarci di rispetto, mai.


giovedì 4 settembre 2014

119. BUONA VITA


Stamattina apro la posta di FB e trovo questa ...

Cara Mavi, 
leggo da qualche mese il tuo blog e mi ritrovo spesso in molte delle sensazioni e delle emozioni che riporti. Più volte sono stata tentata di rispondere, di commentare, ma poi l'ho ritenuto superfluo. Sembrava ripetere quello che avevi scritto tu e non aggiungere nulla di nuovo. Ho letto e riletto con attenzione il tuo post 'Amarsi un po'', mi è piaciuto tanto, ed ho apprezzato anche il commento di Nat. Alla fine, stiamo sempre a chiederci se nella vita abbiamo fatto le scelte giuste, se stiamo davvero rincorrendo la felicità, se magari l'abbiamo lasciata scappare ed ora ci stiamo accontentando. Sai cosa credo? Credo che comunque sia sempre importante 'scegliere' ed essere determinati. Non vivere situazioni indefinite, lasciarsi andare completamente, fidarsi delle proprie emozioni e porre fine a relazioni dannose, anche se con tanta fatica. In questi ultimi mesi, forse anni, ho avuto momenti difficili, ho affrontato una separazione, ho frequentato persone che più che sbagliate, definirei 'inadeguate', non adatte a me. Mi sono concessa a chi elargiva facili, quanto false lusinghe, ho creduto alle parole di squallidi dongiovanni alla deriva, a volte con consapevolezza, altre con la speranza che fosse tutto vero, che avevo finalmente ritrovato l'amore. Adesso ho messo un punto, tiro le somme e capisco molte cose. Non rimpiango nulla, ma mi sento di dire di essere una che non si accontenta. E sai perché Mavi? Perché l'amore vero io l'ho conosciuto. Ho conosciuto lo sguardo di chi non desiderava altro che prendersi cura di me, ho incontrato il suo sorriso rassicurante, l'ho visto godere dei miei successi, ho assistito alla crescita della mia e della sua autostima. Ho amato e sono stata riamata, avvolta nel fuoco di una passione che dava la carica ad entrambi, che ci faceva sentire invincibili. Ho provato l'amore vero, quello che ti migliora, ti fa sentire la persona più fortunata al mondo, perché sei bella, intelligente, imbattibile, ed hai davanti uno che si sente altrettanto bello, intelligente ed imbattibile. Sì, questo è l'amore: quella strana alchimia che ti carica, che ti fa vedere tutto con un certo distacco. Perché hai quest'ala protettiva che fa rimbalzare ogni attentato alla tua serenità, al tuo benessere. Io l'ho conosciuto l'amore vero, l'ho vissuto con la presunzione di chi ha saputo aspettare, di chi non si è lasciata ingannare da predatori ciechi ed insensibili, di chi ha preferito rinunciare a quelle vane brevi emozioni, fini a se stesse. Poche, maledette e subito. No, non ci sto. Non ci sono stata mai a questi giochi, e quando ho perso il vero amore ed ho provato a giocare, ho bruciato subito la mia vincita. Ci sono tante, troppe storie vuote, Mavi. Ci sono troppe persone che si accontentano, per la paura di restare soli,  uomini e donne che vivono relazioni che fanno solo sprecare tempo ed energie, e che portano ad una costante insoddisfazione. Io adesso sono sola, ma lo sono molto meno di chi vive storie sbagliate. Sì, adesso sono sola, ma posso dire di aver amato, con gioia, con generosità. L'amore vero lo riconosci dalla reciprocità, dalle coincidenze-non coincidenze, dalle piccole gioie quotidiane. Dal sorriso stampato sulle labbra che hai quando ti svegli al mattino, dalla serenità che riesci ad ingondere agli altri. Diffidate dalle imitazioni. Le imitazioni tolgono serenità, stancano, sanno solo prendere, l'amore vero, viceversa, è fonte di energia, dà forza e coraggio, dà la vita. Nutre anima, corpo e mente. Ma bisogna volerlo. C'è chi ritiene di non essere all'altezza, di non meritare la felicità. A queste persone auguro un'onda anomala, un evento provvidenziale che scuota i loro cuori e faccia uscire fuori l'amore per se stessi. Buona vita Mavi!