domenica 30 novembre 2014

132. LA VITA E' TUTTO UN QUIZ


Allora, di cosa parliamo?
Di idee ne ho avute tante in settimana: la maleducazione dilagante, la politica deludente, gli ideali abbandonati, ho cominciato a scrivere su ciascuno di questi argomenti, ma poi è successo che l'altra sera, accendendo la TV, che devo dire guardo sempre meno, abbia assistito ad una scena assurda: Bonolis aiutava un uomo sulla sessantina a piegarsi a 90 gradi per consentire ad una concorrente del suo programma di toccargli il fondoschiena con entrambe le mani. Che cosa stavano facendo? Cosa c'era di bello in quella trovata? Quale messaggio avrebbe voluto trasmettere? Ho avuto l'ennesima conferma di quanto la televisione abbia contribuito all'imbruttimento di questo Paese. Ho trovato volgare, aldilà del gesto in se stesso, la derisione, lo sbeffeggiamento. Decenni di pessima televisione hanno inebetito un popolo, educato a ridere delle difficoltà altrui, della goffaggine, dei difetti fisici, delle insicurezze e delle emozioni della gente.
Paperissima, Uomini e donne, C'è posta per te, La vita in diretta, e tante altre trasmissioni che è inutile citare, hanno fatto sviluppare il lato gretto e meschino dell'italiano, il lato spione e voyeur, di spettatore telecomandato. Presto i ruoli si sono invertiti ed è diventata la TV a decidere che tipo di atteggiamento dovesse assumere lo spettatore: indignato, commosso, eccitato, bacchettone, sorpreso, a fasi alterne, il telespettatore italiano diventa puritano e poi libertino, ma sempre più inebetito. In ognuno ha preso piede la teoria del 'grande fratello', purtroppo non in senso orwelliano, l'idea che è tutto uno show, tutta una corrida, e la convinzione che il sogno di tutti sia essere parte attiva di questo spettacolo di mera finzione. Bisogna 'uscire in televisione' per essere considerati importanti, per riscuotere consensi, non importa perché. Sei lì, e non conta se provochi ilarità, se impietosisci, importa che hai avuto la tua visibilità, che ti hanno conosciuto in tanti. Importa che almeno una volta nella vita, abbia avuto qualche minuto di gloria! Allora non conta più se quella donna in TV ha barattato il suo corpo in cambio della popolarità e di sempre più ingiustificati compensi economici; poco importa se quel conduttore parla bene di alcuni politici perché sono quelli che gli garantiscono notorietà e guadagni elevatissimi; non frega a nessuno che il canone RAI sia utilizzato per pagare prostitute di alto bordo e servi di partito, finti giornalisti e ridicoli TG, certo, fa rabbia che sia una tassa, ma la televisione di stato si è solo adeguata alle TV private, perché alla gente piace ridere, divertirsi con squallide battute da bagaglino, osservare allegre donnine seminude e non pensare alla realtà. Ci ubriacano di immagini e suoni fastosi e noi, storditi, ci lasciamo anestetizzare mentre ci rubano il TFR, le pensioni, peggiorano le condizioni di chi lavora e riducono le opportunità a chi un lavoro vorrebbe avercelo, e fanno di tutto per creare ostacoli a chi prova ad inventarsi un'attività per sè e magari anche per qualcun altro. Tutto ci scorre davanti come in un film, ma noi restiamo spettatori e cambiamo canale. Dicremmo riprendere in mano il telecomando, scegliere di partecipare alle decisioni che interessano il nostro futuro e quello dei nostri figli, a partire da casa nostra. Spegnamo la TV cominciamo ad arrabbiarci per la spazzatura sul marciapiede sotto casa, per le buche che troviamo per strada, per la scarsa qualità della mensa scolastica dei nostri figli. Non dobbiamo tollerare il pressappochismo e l'inerzia. Cominciamo a muoverci e, soprattutto, comportiamoci bene! Basta pretendere tutto ed elencare solo diritti, tutti noi abbiamo dei doveri: primo tra tutti, rispettare le persone ed i luoghi che incontriamo. Sento parlare ogni tanto di 'controllo sociale', concetto troppo lontano dalla nostra cultura di cittadini allo sbaraglio, ma che potrebbe cominciare a diffondersi, se solo riuscissimo ad essere più educati e gentili, meno egoisti, perché solo perseguire un obiettivo di pubblica utilità può migliorarci. E visto che ci siamo, buona domenica a tutti!

domenica 23 novembre 2014

131. L'AMORE SI ODIA


Il telefono suonava, ma lei non rispondeva, Giuseppe pensò che fosse impegnata nella preparazione del pranzo domenicale e decise di non insistere. Dopo dieci minuti le inviò un messaggio di buongiorno, ma neanche a quello ricevette risposta. Attese per qualche minuto e provò a richiamare, ma niente, nessuna risposta. 'Vabbè, avrà lasciato il cellulare in borsa e non lo sente, mi richiamerà lei'. Lei, Gabriella, era nella vasca da bagno con la radio accesa ed il cellulare poggiato sul bordo della vasca. Aveva sentito le telefonate, letto il messaggio, ma non aveva alcuna voglia di rispondere. Cantava le canzoni mentre accarezzava il suo corpo giocando con la schiuma, sorrideva e pensava che la sua vita era tutta lì. Era tutta nell'amore per se stessa, per il suo corpo, per la sua voce e per chiunque avesse amato tutto questo. La giornata di Giuseppe proseguì tra noia domenicale, obblighi morali e leggere evasioni. Gabriella pensò a coccolarsi, e ad allietare il palato con squisitezze culinarie, era un'ottima cuoca, ed il cibo un gran toccasana! Mentre girava la sua pozione magica, la strega Gabry ripensava a tutto il tempo vissuto assieme a Gius, ai loro baci, ai loro profondi abbracci, ai loro sguardi eloquenti. Si sentiva decisa quella domenica, aveva la consapevolezza di ciò che era stato, e di ciò che non sarebbe mai diventato, ma non aveva previsto quelle lacrime. I ricordi le scorrevano sugli zigomi e raggiungevano le labbra socchiuse. 'Serviranno ad aggiungere un pizzico di sale al sugo' pensò, mentre due gocce di ricordo cadevano dritte nella padella. Giuseppe intanto gustava il suo aperitivo assieme ad alcuni amici e cominciava ad essere un po' infastidito dall'assenza di Gabry. Che lei prima o poi avrebbe chiamato ne era certo, ma era quel 'poi' che non aveva previsto. La domenica ha questa strana caratteristica della bipolarità: bella e piena di aspettative fino al pranzo, noiosa, deludente e troppo vicina al lunedì nella seconda parte. Per questo motivo Gabriella organizzava sempre qualche incontro per la domenica sera: un'amica, una sorella, un'anima che la potesse abbracciare. Quella domenica, però, aveva rifiutato l'invito di Fabiana e nel pomeriggio si era stesa sul letto, aveva cercato un po' di musica su youtube dal suo smartphone, e si era messa a pensare, a rimuginare. Ogni canzone le dava un nuovo spunto: Noemi che canta con la Mannoia 'L'amore si odia', perfetta per la celebrazione della fine di un rapporto! Poi Bersani 'Spaccacuore' e Gino Paoli ... Gino Paoli no. 'Quando ti ho vista arrivareeee, bella così come seiiii, non mi sembrava possibile che, tra tanta gente che tu ti accorgessi di me ..', la lacrima è irrefrenabile. Non c'è niente da fare, quando vuoi stare male, trovi subito la complicità di tutti, della musica italiana in particolare. Per un attimo si era intravista nello specchio difronte al letto ed aveva ripensato a quando, qualche giorno prima, Gius le si era avvicinato e, restando a pochi centimetri da lei, le aveva detto: 'Sei bellissima! Vorrei fotografarti!' Gabry gli aveva detto: 'No, fissami nei tuoi occhi'. Adesso, a ripensarci, gliel'avrebbe fatta scattare una foto, avrebbe inflitto anche a lui la sofferenza del ricordo.  O forse no, forse non era del tutto pentita: era stata ancora una volta generosa. Dopo un paio di ore si era alzata dal letto, aveva indossato un semplice abitino nero, collant neri ed i suoi irrinunciabili anfibi. Giubbino di pelle nera e via, fuori da quella casa, lontano dal letto dei ricordi. 
'Ho deciso, cambio look, mi tingerò i capelli di azzurro, no, non come la Fata Turchina, solo una ciocca o due. Quel po' che basta per dire: punto, a capo!' pensava Gabry tra sé e sé. 'Cambio. Basta stare a rimuginare su ciò che non va, sulle aspettative disattese, sugli incontri sbagliati, adesso esco e affronto il mondo di faccia, senza protezione. Il vento mi seccherà un po' la pelle, ma non importa, non voglio essere bella. Nel senso che non voglio 'farmi bella', voglio essere IO e basta, senza un corpo che inganna. Sarebbe bello se i corpi potessero essere trasparenti, se di ognuno si potesse vedere l'anima, sarebbe divertente. Staremmo molto più attenti alle parole. Ad esempio, ad uno onesto e corretto non direi assolutamente: 'promettimi di non lasciarmi mai'. Metti che mantiene la promessa, sai che noia! A te che cammini sempre un po' curvo, con lo sguardo fisso sul tuo smartphone, a te pieno di chat, direi: spegni il tuo cellulare ed alza la testa, il mondo è fuori. Stai sprecando il tuo prezioso tempo in relazioni mordi e fuggi, senza senso, con avidità stai assaporando false emozioni costruendo a poco a poco la tua solitudine. Vivi ogni rapporto fino infondo. Proprio così.  Basta. Io la felicità non la cerco più, venisse lei a cercare me. Io sono qui.

sabato 22 novembre 2014

130. TORNO A FARE LA CALZA

Abbiamo creato dei mostri. Care amiche donne, gli uomini dei nostri giorni non sanno più cosa inventarsi. Li abbiamo pretesi, usati, gettati e poi derisi. Ma cosa vogliamo, che siano gentili a comando, ma un po' stronzi quando serve? Inaffidabili, eccitanti, ma anche sinceri e teneri. Li abbiamo destabilizzati! Ascolto uomini plagiati dire cose da donna, mostrare il loro lato gentile e profondo, scusarsi per non essere stati sufficientemente attenti alle nostre esigenze. Sento uomini delusi da donne che si comportano da uomini: riescono ad avere rapporti sessuali senza alcun coinvolgimento emotivo! E che succede? Succede che ci sono sempre più uomini spaventati. Impressionati dalla sempre più grande ed arrogante offerta di corpi femminili. Donne che trattano uomini come gigolò, uomini che si innamorano della ninfomane di turno. Che confusione! Neanche più gli uomini sanno cosa vogliono! Prima era tutto chiaro: tutti dicevano 'gli uomini preferiscono le bionde, ma sposano le brune!' Era tutto lì. Le donne frivole, per antonomasia le bionde, erano ottime amiche, fantastiche amanti, ma con contratti a tempo, quelle per la vita dovevano essere serie, dedite alla famiglia e ovviamente scure di capelli. Devo dire che anche le bionde come me si sono sposate e che le brune con gli anni si so fatte quasi tutte bionde a forza di tinture ... e quindi? Che certezza abbiamo? Donne che si fingono libertine e vengono tacciate di stronzaggine, si mostrano sentimentali e vengono allontanate perché troppo azzeccose, alla fine ottengono lo stesso risultato: un uomo eternamente indeciso! Donne pronte al gioco che poi rivendicano il proprio ruolo ufficiale, uomini inebetiti che credono di scegliere, ma vengono puntualmente scelti. Sedotti, abbandonati, ma anche facilmente ritrovabili: ci sarà sempre una donna disposta ad alleviare le sue pene ... Insomma, in questi anni abbiamo fatto tutto noi donne, troppo! Abbiamo anche scritto il copione degli uomini, tutti così prevedibili, tutti così plasmabili! Meno male che hanno una parte del corpo che segue ancora l'istinto, l'unica  parte che sa quel che vuole, e di questo siamo certe anche noi donne!

giovedì 13 novembre 2014

129. I SAY 'I STO CCA'

Mamma ma tu sei contenta di essere napoletana? Oppure avresti voluto vivere in un'altra città più pulita? Simona, dall'alto dei suoi sette anni, mi guarda con aria di sfida, mentre percorriamo un marciapiede sporco vicino casa.  L'orgoglio partenopeo mi ha fatto rispondere: - Certo, è la mia città, ci sono tante cose che non vanno, che non mi fanno stare bene, però è la mia, la nostra città, e dobbiamo fare il possibile per migliorarla. - Ma non ero poi tanto sicura di quello che dicevo. Questo sentimento che mi unisce a Napoli, forse solo perché è la mia città natale, questo senso di appartenenza che mi inorgoglisce, ma sempre più spesso mi umilia, mi offende, è viscerale. È come un amore non corrisposto, per cui dai tutto, superi assenze ed insoddisfazioni al grido di 'io ti salverò', ma per il quale spesso finisci per incazzarti, pensi che sia tutta energia sprecata, ogni gesto d'amore sarà ignorato e la delusione sarà sempre più insopportabile. Allora che si fa? Si getta la spugna? Ci si allontana dalla fonte di dolore e si  prova a dimenticare, ad ignorare. Ma questo può valere nei rapporti interpersonali, ma se la fonte di dolore è una città, deturpata, violentata da una malavita organizzata ottusa e assassina, da un'amministrazione incapace e complice, allora il discorso cambia. Cambia perché non si tratta più di una questione personale, perché in gioco c'è la dignità di un'intera città, c'è la salute delle mie figlie, e di tutti i figli di Napoli, c'è il rispetto dei diritti umani che non può e non deve dipendere dalle coordinate geografiche. Mi verrebbe da rispondere a mia figlia: -No, non sono contenta di essere nata qui, non sono contenta perché assisto quotidianamente all'imbruttimento di una città che avrebbe potuto essere tra le più belle al mondo, una città con un meraviglioso golfo, ed una benefica posizione geografica, magnanima, ma anche traditrice, che accoglie a braccia aperte chiunque, anche chi da Napoli ha solo preso. I segni lasciati dalla storia, vecchi fasti e brutali saccheggi, caratterizzano le mille contraddizioni di questa città. Edifici storici, vengono aggrediti da abusi orrendi, spazi pubblici occupati in modo illegittimo, ville comunali abbandonate, strade alberate, trascurate, diventano percorsi ad ostacoli, rischiosi per automobilisti e pedoni, manutenzione quasi assente o addirittura controproducente. Come l'intervento di questi giorni sugli alberi quasi secolari del quartiere Vomero. Ho imparato solo ieri cosa volesse dire 'capitozzatura' (comunque prima del correttore automatico che me lo sta sottolineando in rosso), e non mi è piaciuto. Quando ho letto quello che stava accadendo ai platani di via Scarlatti, ne ho parlato con alcuni colleghi, ho mostrato loro alcune foto, ma non sembravano interessati. 'Con tutti i problemi che ha Napoli, cosa importa a noi come vengono potati gli alberi?', così mi è stato risposto da qualcuno. E invece no, importa, e sapete perché? Perché l'azione aggressiva svolta ieri nei confronti degli alberi del Vomero, è solo una delle tante espressioni del degrado della città. È emblematica dell'incultura dilagante, del pressappochismo, dell'arroganza. La verità è che ci stiamo abituando al brutto. Stiamo tollerando troppo. A chi verrebbe di lasciare delle pedate su di un pavimento pulito? Ci si guarderebbe bene dal farlo, darebbe fastidio anche alla vista. Ma sul pavimento sporco e trascurato non si bada a nulla, anzi, ci si sente quasi invogliati a contribuire, a partecipare alla rovina del pavimento. Questo sta accadendo qui. La città è sporca e nessuno più protesta, chiudono librerie e cinema storici per lasciare il posto a friggitorie di ogni tipo, e noi? Ci stiamo rassegnando. E così non va, non deve andare. Non si può dire 'ci sono problemi più importanti' perché così diventiamo brutti anche noi, privi di ideali e di speranze, privi di ambizioni. Io non voglio rassegnarmi, voglio poter fare qualcosa, voglio poter dire la mia e sono stanca di difendere i miei concittadini inerti e qualunquisti. Voglio che nella mia città ci siano più spazi per i bambini, che al posto del mausoleo inutile posto davanti al mio palazzo,  una sottostazione elettrica in disuso da decenni, oramai ricettacolo di spazzatura,  ci fosse una struttura più gradevole alla vista, più pulita, soprattutto utile, o semplicemente un'aiuola con qualche gioco per bambini. Fanculo tutti quelli che non hanno ricambiato il mio amore, tutti quelli che mi hanno delusa, ma Napoli no, Napoli non si abbandona, perché per un napoletano, sapete com'è? Non mi toccate genitori e figli che divento una leonessa ... e la mia città è genitrice e al tempo stesso figlia.

domenica 9 novembre 2014

128. DIMMI COSA POSTI E TI DIRÒ CHI SEI


Sono un'amante della condivisione, sono abbastanza attiva su FB, ma sono anche una lettrice attenta e curiosa. A volte penso che FB abbia rubato il lavoro agli psicoterapeuti. Altro che lettino, altro che stanza privata, direi sedetevi davanti al PC, sdraiatevi sul letto o sul divano con il vostro smartphone, liberi, senza imbarazzi, e che abbia inizio la seduta! Pubblica, ovviamente.
Ecco qui, apriamo FB, soffermiamoci sulla home, i primi con cui ci s'imbatte sono gli amanti degli aforismi e delle citazioni tutte, alcune davvero belle, anche se hanno un po' contribuito alla riduzione della vendita dei libri, molti, infatti, credono che sia sufficiente leggere alcune citazioni tratte da un testo per poter dire di averlo letto, insomma, nell'epoca del mordi e fuggi, della superficialità, gli aforismi per alcuni costituiscono quello che erano i libri qualche anno fa. La maggior parte dei profili, negli ultimi mesi, condivide pagine dai nomi veramente 'birbanti': lo stronzo abusivo, la stronza legale, la monella incattivita, la troia convertita, la suora trasgressiva, la civetta birichina e l'uccello del malaugurio. Insomma, a parte questi nomi davvero 'irriverenti', puntuali in ogni pagina che si voglia ritenere ironica, come la parola 'puttana' nella canzone di un rapper che si rispetti, a parte questo, certe espressioni sono davvero simpatiche. Mi piace chi utilizza queste pagine per ironizzare sulla vita, soprattutto se lo fa su se stesso. Mi piace anche chi prende in giro una certa categoria di persone, una per tutte,  gli amanti dei selfie, ma poi bisogna anche guardare altro. No, dico, se sei ossessionato dai vanesi, mandarli a fanculo ogni due post non ti aiuterà, accentuerà la tua ossessione ed i soggetti presi di mira continueranno ad agire allo stesso modo. Insomma, accanirsi contro qualcuno è deleterio perché il tentativo di offesa agisce come un boomerang, più il destinatario ignora, più la rabbia sale. Se qualcuno non vi va a genio, ignoratelo. 
Altra tipologia diffusa è quella del messaggiatore subliminale, quello che lancia frecciatine a 'la gente', 'la gente è cattiva', 'la gente non apprezza il bene che fai', 'la gente è opportunista'. In realtà, 'la gente' ha un nome ed un cognome, quello del nemico di turno, del quale, però, si teme una ritorsione e per questo non lo si affronta direttamente. Il problema è che lo sfogo, anche in questo caso, non produce alcun beneficio sul lanciatore di frecce, se non nel momento in cui preme sul tastino 'pubblica', perché poi, da quell'istante, attenderà una reazione che non arriverà. Quindi, se avete da dire qualcosa a qualcuno che vi ha ferito, fatelo direttamente, magari non intendeva farvi del male, non si è reso conto delle conseguenze generate da un suo comportamento, o comunque, se anche non fosse interessato ai vostri sentimenti, ditegli direttamente cosa non vi piace. Se non lo fate esplicitamente, gli fornite un alibi, un giorno potrà sempre dire che non sapeva, che non credeva ... Finisce che questi furbi giocherelloni vadano in giro ad ingannare gli altri amici spacciandosi per quello che non sono. Perché fare i 'fantastici' su FB, è facile. Condividere pensieri positivi, belle parole, video commoventi, è semplice, complicato è mettere in pratica la teoria. Insomma, il profilo 'buono' è davvero insopportabile. È equiparabile a quella sinistra radical chic che ho imparato a detestare negli anni, come le varie Daria Bignardi, Giovanni Floris, Fabio Fazio, i vari amici benestanti che dalle amicizie di famiglia hanno ereditato lavori di prestigio o comunque hanno beneficiato delle  corsie preferenziali per un concorso, per un'autorizzazione, per qualsiasi utilizzo del servizio pubblico. Come dire, quelli che fanno i froci con culo degli altri. Insomma, fate quello che volete, pubblicate di tutto di più, perché FB per me è meglio della TV, ma ricordatevi che la stanza della terapia è amplificata. 

P.S. Per i lettori del blog che non sono su FB, vi informo che da questa settimana è possibile  ascoltare un mio brevissimo intervento su Radio Punto Nuovo ogni venerdì alle 17:30 circa.

mercoledì 5 novembre 2014

127.2. LUI NON ERA BELLO


Visto da lei ...

Lui non era bello, la prima volta che l’ho visto, un po’ impacciato, un po’ curvo sulle spalle, mi ha dato l’idea di un uomo insicuro, poco sereno. Un uomo giovane, di bassa statura, un bel sorriso, uno sguardo buono.
Quando l’ho incontrato io ero un po’ indurita, avevo appena chiuso una storia importante, ma ero sicura di me,  carica di autostima. Andavo incontro alla vita speranzosa e sorridente. Ho cominciato a frequentarlo perché mi piaceva il modo in cui mi guardava, il modo in cui mi ascoltava, affascinato da me, dal mio corpo e dalle mie parole. Non avrei scommesso due lire su quella frequentazione, ero convinta che non ci saremmo visti più di un paio di volte. Ero andata via dal primo incontro quasi annoiata, ma qualcosa mi diceva che avrei dovuto accettare un altro appuntamento. Non ero molto interessata a lui, ma più ci parlavamo e più scoprivamo di capirci, di intenderci facilmente. Era tutto così naturale! Quante affinità! Quell’uomo insicuro cominciava ad alzare le spalle, a ridere di più, ad apparire più sereno, più piacente. Ad ogni incontro, cresceva la curiosità e la voglia di ridere, dio quante risate ci siamo fatti assieme! Insieme tornavamo adolescenti, drogati di noi e della nostra libertà, del nostro modo di ironizzare su tutto e tutti. Ci sentivamo migliori. Poi lui ha cominciato a raccontarmi delle sue storie, dei suoi fallimenti in amore, delle sue speranze e della donna per cui stava male. Va bene, ci può anche stare, si confida, vuol dire che con me si sente libero di essere se stesso, questo mi piace. Allora perché inizio a non sentirmi più tanto forte, tanto sicura? A pensarci bene, dice delle cose che non mi piacciono. Dice che i rapporti passati li ha rovinati lui, che non è bravo ad amare, che anche la donna per cui sta soffrendo non ha tutti i torti ad averlo allontanato: gli ha inflitto la peggiore delle pene, il silenzio, e solo perché lui non è stato in grado di farle capire quanto la ama. No, questo proprio non mi piace. Non mi piace più che nei nostri incontri si parli di lei, no non va. Eppure stiamo diventando più intimi, i momenti che trascorriamo insieme sono più intensi, facciamo l’amore con i corpi, con gli occhi ed anche con il cuore. Lui si mostra sempre più sicuro, io comincio a vacillare, mi dice di non innamorarmi di lui, di non farlo, che lui ha fatto soffrire già altre donne, che non è in un buon periodo. Io quasi mi arrabbio, il mio orgoglio mi risveglia: ma cosa dice? Ma io non ci avevo proprio pensato ad innamorarmi di lui, non l’avevo messo in conto, manco mi piaceva! Trascorrono i primi mesi ed i nostri ruoli cominciano a cambiare. Io mi lascio andare, inizio a credere che il nostro rapporto non sia inquadrabile, è “oltre” ogni definizione di amicizia, di amore. Pensavo: che mi importa se muore d'amore per un'altra, se ogni tanto ha nostalgia del passato, cosa conta se crede che io sia solo una confidente allegra e disinibita? Invece conta, e conta soprattutto da quando una sera mi dice: Ehi, ma mica mi ami? L'ho guardato fisso negli occhi, mentre provavo a trattenere le lacrime, 'MICA MI AMI?' Le sue parole rimbombavano nella mia testa, mentre lui si allontanava. Ma chi cazzo si crede di essere questo? Ma chi pensa di avere davanti? Ma come mi tratta? L'adolescente che si è presa una sbandata per uno che se la voleva solo scopare? Ma che sta succedendo? Io quest'uomo manco lo volevo incontrare la seconda volta, a me manco mi piaceva, ma che si è messo in testa? Adesso ci penso io a sistemare tutto, a farlo scappare. Gli dico che lo amo, così lo saluto una volta e per tutte, così scappa a gambe levate il 'latin lover'. Alla fine è lui che vuole vedermi, alla fine è lui che ha scelto me, insomma, se ci frequentiamo da diversi mesi è perché insieme stiamo bene. Perché si ostina a ripetermi che non mi ama e che io non devo amarlo, perché? Basta, adesso basta giocare con me, glielo dico. Ci vediamo, e in un momento di intimità parto in quarta: <Come potrei non amare uno con cui scopo da dio, rido, mi emoziono, uno che mi vuole sentire ogni mattina, mi vuole vedere appena possibile, come potrei? Credi che le tue inutili parole, cattive, le tue "passioni" per le altre donne, le tue chiacchiere, i tuoi sfottò mi possano fermare? Le cose stanno così nonostante tutto, nonostante TE! >  Ecco, gliel'ho detto! Ma adesso che faccio? Adesso scappo e non mi faccio più sentire e vedere, scappo perché forse c'ha ragione lui, perché forse ... Non lo so. Chiamo la mia amica Chiara e ci beviamo una birra, basterà poco per dimenticarlo, tanto non l'amo.

martedì 4 novembre 2014

129. UNA COSA È CERTA: NON VI SONO CERTEZZE


Il tempo è tiranno, ma il tempo è anche un gran dottore.
Chi di speranza vive disperato muore, ma la speranza è anche l'ultima a morire.
Tutte le strade portano a Roma, tranne il GRA che porta al
manicomio.
Tutto arriva per chi sa aspettare, ma forse hai sbagliato fermata.
L'abito non fa il monaco,  ma un abito succinto fa la zoccola e giustifica uno stupro.
Ridi sempre, anche se il riso abbonda sulla bocca degli stolti.
Sorridi alla vita che la vita ti sorride, aiutati che Dio ti aiuta, amati ... che gli altri non lo faranno. In amor vince chi fugge, ma se continua a fuggire il premio se lo prende qualcun altro. 
Non sputare in cielo che in faccia ti torna, e quella che torna non è saliva tua!
Al cuor non si comanda, ma all'organo genitale sì ...
Dai nemici mi guardo io che dagli amici mi guarda Dio, ma chi trova un amico non trova un tesoro?
Chi si ferma è perduto, o magari ha solo trovato la fermata giusta.
La prudenza non è mai troppa, ma chi non risica non rosica.
Solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma non è che gli incoerenti sono tutti intelligenti!
Chi di spada ferisce, di spada perisce ... Ed è una spada che arriva alle spalle.
State tranquilli, perché se non vedete passare il cadavere del vostro nemico, è solo perché avete sbagliato fiume.
Il caos regna sovrano!

domenica 2 novembre 2014

128. TORNEREMO QUATTRO AMICI AL BAR

Il fatto è questo, statemi a sentire ... candele candelotti e sei lumini ...
No, non voglio parlare della morte, oggi è 2 novembre e ricordare i morti è d'uopo, parlare de 'La livella' è da totofili, ma discuterne anche qui potrebbe risultare tedioso. Piuttosto, a dire il vero, avrei voluto pubblicare un post bianco, un post con il quale esortare i lettori a pensare, a fermarsi un attimo. Una sorta di elogio alla lentezza, alla pacatezza, al silenzio. Chi di voi ha subito una perdita recente, probabilmente rivolgerà gli occhi al cielo e pregherà per quell'angelo che adesso manca più che mai. Qualcuno penserà ad accendersi una sigaretta e vedere dove voglio arrivare. Qualcun'altro crederà opportuno cambiare blog. Altri, infine, inizieranno a rilassarsi, a credere che davvero sia arrivato il momento di fermarsi, di pensare che ogni tanto è bene tacere. Il silenzio spesso è più eloquente di mille parole, spesso, non sempre. Il silenzio è rispetto per chi ci sta attorno, lascia agli altri la libertà di pensare, di esprimersi, anche ai più timidi, anche a chi non sa usare le parole. Il silenzio è l'urlo di chi non ha più voglia di farsi capire, di chi ha perso ogni speranza. Il silenzio è la forza di chi sa di essere nella ragione. A volte, però, il silenzio è anche rassegnazione, accettazione di una realtà spiacevole. Fermiamoci a pensare. Basta parole, basta whatsapp, basta televisione. Che sia un silenzio costruttivo, che aiuti a capire, che ci insegni il rispetto per i vivi prima ancora che per i morti, che ci renda più forti, più sicuri. Che ci aiuti ascegliere il bene, ad amare a perdonare, ma anche a creare una barriera contro le futili menzogne dei meschini. Un silenzio che, come un mare calmo, faccia tornare a galla solo ciò che conta davvero e per cui vale la pena combattere. Shhhh, stiamo un po' in silenzio, davanti ad una foto, ad un quadro di Dalì, di Van Gogh, od anche ad occhi chiusi ... Forse torneremo quattro amici al bar, tanto posti in banca non se ne trovano più facilmente, soldi per portare le donne al mare sono sempre meno e forse è meglio trovarsene una che voglia bersi una birra con poche pretese e ricca di fantasia ...
Shhh ... ho parlato anche troppo ;)