domenica 23 gennaio 2022

Il greenpass è uno stato d'animo

- Se fai il bravo e ti fai fare la siringa, sabato puoi andare al cinema.

- Va bene.

- Se fai il bravo e ti fai fare tutte le siringhe che ti sono richieste, viaggerai comodo nei mezzi pubblici, potrai andare ovunque, potrai addirittura lavorare e nessuno verrà a sbirciare nel tuo sacchetto della spesa, tanto i tuoi gusti si conosco.

- Va bene, ma se penso che la siringa mi possa far male? Se evito di farla perché il mio medico ha dei dubbi perché sa che nella mia condizione i rischi sarebbero maggiori dei benefici?

- Ti disconosco. Sei brutto, cattivo e stupido e dirò a tutti che meriti di morire.

Questa conversazione di fantasia tra un padre ed un figlio è più o meno quello che accade in Italia.
C'è chi si sente sempre figlio, chi aspetta sempre che gli venga detto cosa è giusto dire, fare e pensare e chi invece si pone dei dubbi.
Ho perso mio padre da due settimane, era un uomo di grande intelligenza e nobiltà d'animo, rispettoso di ogni regola e con una mente libera; ogni volta che noi figlie gli raccontavamo di una conquista personale, rispondeva: - Il compito di un genitore è rendere autonomi i propri figli, se ci riesci, hai fatto bene il tuo lavoro.
Mai parole furono più sagge ed opportune per comprendere questo nostro bel Paese.
Un bravo genitore porta il figlio sulle spalle e gli chiede di raccontargli com'è il mondo visto con i suoi occhi.
Siamo un popolo di Robertini, ammettiamolo. Per i pochissimi che non avessero colto il riferimento cinematografico, consiglio di recuperare su Youtube la parte del film di Massimo Troisi "Ricomincio da tre" in cui si spiega la patologia di cui parlo.
Senza addentrarci in discorsi di natura scientifica, credo sia evidente che la vaccinazione contro la malattia da Covid 19 possa risultare un grande beneficio per alcuni soggetti ed un danno per altri, ergo, la scelta dovrebbe essere lasciata al singolo individuo, dopo opportuna consultazione medica.
Il giochino del greenpass si è rivelato contrario ad ogni norma di natura sanitaria, giudica ed economica, oltre ad aver distrutto l'equilibrio psicologico dell'intero Paese.
L'uso del termine "no-vax" è stato l'inganno più grande.
Far rientrare in questo appellativo chiunque si permettesse di muovere critiche al sistema Italia, è stato un grande passo falso. È vero, all'inizio è servito a dirigere la frustrazione dell'italiano medio verso un ipotetico nemico da deridere, insultare e punire, ma poi piano piano le persone hanno cominciato a capire.

- Vedi cosa è successo al tuo amico che non si è fatto fare le siringhe? È morto.

- Ma veramente aveva fatto già due siringhe.

- Quell'altro no, non ne aveva fatte ed è giustamente stato punito.

- Quindi tutte le volte che non ubbidiamo meritiamo la morte?

- Sì.

- Allora anche tu per tutte le volte che non hai ubbidito alla mamma (leggi Costituzione), per tutte le volte che non hai fatto la dieta, per tutte le volte che ti sei fatto raccomandare, togliendo pane e serenità ad un altro?

- Zitto e ridi per la stupidità dei novacse.

Purtroppo i bambini crescono e più crescono più perdono la spontaneità e decidono per posizioni di comodo, che poi cambiano in base al padrone.

Lo scrivo su questo blog, dopo averlo urlato nelle manifestazioni e scritto sulla mia bacheca di Facebook, perché resti a futura memoria: il greenpass non va modificato, va abolito.

Solo l'istinto ci può salvare. Quella voglia di condividere con altri un concerto, un film, un viaggio, a prescindere dalle singole scelte sanitarie, che non ne determinano la condizione di "pericolo". 
L'unico vero danno alla nostra salute, l'unico vero pericolo è la solitudine che viene dall'emarginazione, la punizione, l'incomprensione, il paternalismo che blocca l'emancipazione.
In questi due anni di emergenza umanitaria ho conosciuto anime affini, ho intrecciato legami con persone libere e sincere, ho rafforzato rapporti con chi non ha mai perso la sua spontaneità.
Alla fine, sono grata a questo tempo che ci ha scoperto e ci ha mostrati nudi. Per essere persone libere non occorrono mortificanti certificazioni, basta avere un cuore.



martedì 18 gennaio 2022

L'inerzia del corpo è l'inerzia della mente

Il male è cominciato con il lockdown: tutti bloccati in casa a fare provviste e cucinare, a proteggere la carne con il cemento.  Tutto è cominciato con l'immobilità. Chiuderci in un recinto come polli di allevamento è stato l'inizio della fine. Indicarci l'isolamento come unica salvezza del corpo ha annientato ogni volontà, ogni desiderio dell'anima. L'obiettivo era non contagiarsi, e per farlo bisognava stare fermi, paralizzati. Ed eravamo anche felici, stavamo proteggendo noi stessi e i nostri affetti più vicini; all'inizio ci piaceva questa chiusura nel guscio, sembrava che tutti i pericoli fossero stati lasciati fuori la porta di casa. E invece, mentre impastavamo, cominciavamo a coltivare altri mali più subdoli proprio all'interno delle nostre abitazioni. Ci stavamo deteriorando a poco a poco, come i frutti di una serra lasciati a marcire. Senza pensare a chi viveva solo, o peggio con qualcuno da accudire o da temere.

Lavoro in una grande azienda privata da 23 anni, svolgendo varie attività, ma soprattutto condividendo tante ore al giorno con centinaia di colleghi che ho sempre osservato con curiosità antropologica. Il lavoro da impiegato porta inevitabilmente ad un appiattimento degli stimoli, nella ripetitività delle azioni si coltiva la pigrizia e si spegne ogni ambizione. Una volta raggiunta la certezza lavorativa e il tanto agognato stipendio fisso, ci si adagia fino a diventare una sorta di automa.
Da questo destino ineluttabile si salva chi amplia il proprio sguardo verso altri progetti, altri contesti e, sviluppando un pensiero critico, finisce per agire al meglio anche nello svolgimento delle proprie mansioni professionali, lavorando con cognizione di causa e non come mero esecutore di ordini.
Molti, si sa, finiscono per abbrutirsi e perdere ogni desiderio di evoluzione e, dopo pochi anni dall'assunzione, cominciano a fare il countdown verso la pensione, come se il lavoro fosse una pena da scontare, un prezzo per la libertà.
Così abbiamo creduto che nel torpore delle nostre rassicuranti case stessimo scontando una pena, al termine della quale avremmo potuto godere di una nuova normalità, che poi sarebbe stata quella da pensionati. Eravamo fermi e assieme alle gambe restavano immobili anche i pensieri, in un'attesa sterile e soporifera. L'errore più grande è stato definirlo tempo sospeso, come se nella vita si potesse stare in stand by, come se fosse possibile premere il tasto pausa e poi riprendere dallo stesso punto. No, non è mai stato un tempo sospeso, ad essere sospesi erano solo i sogni, i desideri, era vietato progettare, vietato essere liberi nel corpo e quindi anche nella mente.
Il corpo è tutto, il corpo sa tutto e il suo benessere passa attraverso il movimento, la contaminazione, la libertà.
La vita va onorata con coraggio, con fiducia, senza pause. Un corpo che si muove, che si stanca, è un corpo che cerca ancora risposte, mentre la mente formula domande. 
Non fermiamoci mai, altrimenti finiamo per accontentarci delle risposte che ci portano a domicilio, pigramente, senza alcuna alternativa.