venerdì 22 settembre 2023

Racconti Refrigeranti II Stagione - 7° episodio - Gli gnocchi

<<Prendi la farina, mentre finisco di sbucciare le patate. Ecco. Versala sul tavolo e prendi lo schiacciapatate.>>

<<Sei sicura che sia meglio lo schiacciapatate del passaverdure?>>

<<Meglio, non lo so se è meglio, ho sempre usato questo, è più veloce, ma è la stessa cosa, alla fine la patata resta un po’ grossa e così deve essere, altrimenti diventa colla inchiommosa e gli gnocchi vengono duri come pietre.>>

È domenica mattina, settembre è iniziato da poco e c’è nostalgia dei sapori autunnali, anche se fa ancora caldo; Anita ha deciso di fare il ragù con la tracchia, la gallinella di maiale e le braciole, per non deludere le aspettative degli ospiti che attende, che la chiamano proprio la regina del ragù.

<<Abbiamo finito. Metto la pentola con l’acqua, perché poi li passi in forno, vero?>>

<<Sì, sì, oggi facciamo le cose per bene. Renato viene?>>

<<Sì, però poi il pomeriggio andiamo via presto, che abbiamo l’asta del Fantacalcio con gli amici dell’università.>>

<<E chi vi trattiene, per l’amor di Dio! Piuttosto, vedi di fare buoni acquisti, così questa estate ce ne andiamo a Lisbona.>>

<<Con i soldi del fantacalcio non paghiamo neanche il taxi per Capodichino, lascia perdere.>>

Anita guarda soddisfatta la distesa di gnocchi sulla tavola infarinata, il sugo pronto, il fiordilatte tagliato nel piattino, che aspetta di sciogliersi nelle terrine, mentre nella padella le patate sono già pronte per accompagnare la carne del ragù.
È tutto quasi pronto per il pranzo, Roberta e Nando apprezzeranno sicuramente.
Intanto il cellulare segnala l'arrivo di un nuovo messaggio, Anita corre a leggere:
- Abbiamo appena mangiato l'ultimo tarallo, mi sa che ci tocca tornare presto.
E subito dopo un selfie delle facce sorridenti di Fabrizio e Valerio.
- Siete uno spettacolo e già mi mancate.
- Ti amo mamma
- Io di più
Anita chiude WhatsApp e poi lo riapre subito dopo, il sorriso si spegne. Paolo non le ha scritto, sono trascorsi quattro giorni dalla cena a Bacoli e non le ha ancora scritto. Eppure, era stata una serata perfetta, tra parole, buon vino e occhi di gratitudine. Anche il dopocena a casa di Paolo era stato un capolavoro, una straordinaria alchimia, tra passione e tenera complicità.

Ma non era bastato, evidentemente qualcosa era andato storto e non se n’era accorta. Forse quei chili di troppo non erano piaciuti a Paolo, forse non era poi così bella, forse lui non aveva alcun interesse speciale per lei, la trovava solo una piacevole distrazione, del resto, quella era stata la prima vera uscita, le volte precedenti si erano incontrati per pochi minuti, non avevano avuto modo di conoscersi bene.

<<Mamma! Vieni qui, devo chiederti un consiglio.>>

Anita raggiunge la figlia nella sua stanza.

<<Metto questo vestitino azzurro o il top rosso sul jeans?>>

<<Forse con il vestitino stai più fresca, ma puoi mettere quello che vuoi, sei sempre bellissima.>>

<<Lo dici perché sei mia madre.>>

<<Lo dico perché sei una ragazza intelligente e se Renato ti ha scelto è per mille motivi, di certo non per i vestiti che indossi.>>

Monica si avvicina alla mamma e le dà un bacio sulla guancia.

<<Grazie. Però ricordalo anche tu.>>

<<Cosa?>>

<<Che sei bellissima e sei anche mille altre cose e meriti tutto il bene del mondo.>>

I figli sono sempre pronti a recriminare, a chiudere porte e a fare finta di sentirsi sicuri, sono giudici impietosi dei propri genitori, ma sanno anche che sono la cosa più preziosa che hanno e li proteggerebbero da qualsiasi pericolo.

<<Vado a cuocere gli gnocchi, cucinare mi riesce ancora bene.>>

<<Sì, però non piangere, io gli gnocchi salati per via delle tue lacrime non li voglio.>>

La buffa raccomandazione le dà il colpo finale e Anita non riesce più a trattenerle quelle lacrime di delusione, le lascia andare appena dà le spalle a Monica.

Spesso ci sentiamo responsabili delle azioni altrui, crediamo di non essere stati sufficientemente bravi, di meritare tutto ciò che ci accade. E più o meno è così, perché la differenza la facciamo noi, la nostra interpretazione degli eventi, il nostro atteggiamento. Alla fine, tutto ciò che avremo sarà ciò che abbiamo voluto, il bene ricevuto e anche il male, che ci avrà condotto alle scelte difficili. L’amore distribuito non è mai sprecato e a volte a ferirci è proprio chi ne comprende il valore.

<<Buongiooorno…>>

Nando fa il suo ingresso in casa con un vocione che costringe Anita ad un sorriso.

Roberta abbraccia Monica e lancia un’occhiata preoccupata alla sua amica.

<<Oggi mamma è un po’ depressa, sarà per la partenza di Fabrizio, ha bisogno di dolcezza, e pure di una cazziata. Non ho capito, io non sono nessuno qua? Vabbè che mio fratello è sempre stato il suo figlio preferito, ma adesso sta esagerando.>>

<<Sto bene, scemina. Il figlio preferito… ma stai zitta!>>

Intanto, arriva anche Renato con un vassoio di pasticceria.

<<Grazie, non dovevi. Anzi, hai fatto bene, è la mia pasticceria preferita, come Fabrizio.>>

<<Ah, vedii?>>

<<Monica, ma davvero fai? Ma cosa ne sa Fabrizio delle nostre cene romantiche, delle file da Zara e dei pacchi di Shein? E di tutte le volte che ti preoccupi per me, mentre io penso ancora che sia tu quella da proteggere? Vieni e aiutami a sistemare i fiori che Nando ha lasciato in cucina, jamm.>>

<<Uffa!>>

<<Eh, uffa, lo dico io che ho due figli che amo immensamente e che altrettanto immensamente rompono i coglioni, ognuno a modo suo.>>

<<Anita, ma lo sai che sei diventata un poco sboccata?>>

L’intervento di Nando arriva puntuale a trasformare tutto in un ridicolo teatrino e, ancora una volta, Anita gli è grata.

<<Ma che stronzo!>>

E ridono, ridono tutti.

Prima di sedersi a tavola, Anita dà uno sguardo al cellulare, mezz’ora prima Paolo le aveva scritto due messaggi:

-          Scusami per il silenzio, ma l’altra sera siamo stati talmente bene che… insomma, non vorrei dirtelo in un messaggio, ma non mi capitava di stare bene così da molto tempo.

-          Non lo so, te lo voglio dire da vicino, ci vediamo stasera?

Anita chiude WhatsApp e sorride. Non sa cosa vogliano davvero dire quei messaggi, si sistema i capelli e raggiunge gli amici e pensa che, anche se ne siamo sempre in cerca, l’amore fa paura.






domenica 10 settembre 2023

Racconti Refrigeranti II Stagione - 6° episodio - La frittata di spaghetti


La fine delle vacanze per alcuni è un triste ritorno ai doveri, per altri un rassicurante riordino di cose e pensieri. Le abitudini sono la fortezza che ci costruiamo per non cedere all’attacco della verità, all’impegno della libertà.


Settembre è un alibi, è la regola da trasgredire, una casa da riempire.

-          Arrivo tra un paio di ore, ti trovo a casa?

-          Sì, sì, ieri sera ho fatto tardi, non credo di uscire.

-          Monica, non farmi trovare tutti i panni a terra, mi avvilisco, lo sai.

-          Non preoccuparti, ho messo le cose sporche in lavatrice e il resto piegato sul letto.

-          E come mai?

-          Stanno arrivando anche Fabrizio e Valerio, sai che palle mi avrebbe fatto mio fratello!

-          Ah, quindi per tuo fratello sì, per me no. Vabbè ja, lascia stare, basta che l’hai fatto.

-          Ecco, apprezza, cara mammina.

-          E per forza, non ho scelta.

<<Anì, ma con chi ti stai scrivendo, che ti fa ridere così?>>

<<Nessun potenziale fidanzato, è mia figlia, Monica, quella scema teme più il giudizio del fratello che il mio. Ha svuotato la valigia e si è preoccupata di sustemare tutto, sistemare poi.>>

<<Marò, chill Fabrizio è sempre stato fissato con l’ordine. Te lo ricordi pure sulla spiaggia, come metteva tutti i secchielli e le palette a posto a fine giornata? Che fissazione! Ma mo ‘sto fidanzato spagnolo lo sopporta?>>

<<Lo adora. Fabrizio è pieno di virtù, anche meno evidenti.>>

Roberta guarda l’amica con un sorriso malizioso e insieme ridono come due ragazzine imbarazzate.

La macchina con i bagagli è pronta, la casa dalle pareti bianche e il piccolo giardino col fico in mezzo al prato, tornano ad essere nuovamente custodia di immagini e desiderio di nuova fuga.

<<Che profumo questa frittata che hai fatto, Anita!>>

<<Non preoccuparti, Nando, ne ho fatta una anche per voi. In frigo c’erano uova a sufficienza per due frittatone. Dovresti indagare sui rapporti di tua moglie con il contadino, per quante uova ha comprato in questi giorni, ha fatto tipo la moglie di Fantozzi con il panettiere.>>

Ridono i tre amici, con le facce vicine, nell’abitacolo della macchina che trattiene gli ultimi momenti di spensieratezza di un’altra estate da cui ricominciare.

Anita è arrivata a casa, con il suo trolley ed una larga busta colorata.

Ad aprirle la porta ci sono tutti: Fabrizio, con gli occhi stretti e le braccia aperte, Monica con un top corto, che svela una pancia abbronzata ed un piercing all’ombelico e, tra le mani, un mestolo di legno; accanto a Fabrizio c’è Valerio, sorridente e, un po’ più indietro, c’è anche Renato, che gioca con un avocado, lasciandolo da una mano all'altra.

<<Quanto siete belli! Aiutatemi con la valigia, che devo lavarmi le mani e sistemarmi un po’, jamme.>>

Fabrizio le porta la valigia in casa, mentre Valerio le toglie la busta dalle mani, Monica e Renato corrono in cucina a completare la sorpresa per la cena.

Anita si chiude in bagno e si sciacqua il viso, guarda compiaciuta la sua abbronzatura e si sente bella. Si scatta una foto allo specchio e la invia su WhatsApp.

-          Sono tornata

-          Evviva!

-          Che bello il tuo entusiasmo.

-          Tu sei come una terra /che nessuno ha mai detto/tu non attendi nulla se non la parola/che sgorgherà dal fondo/come un frutto tra i rami/c’è un vento cheti giunge/cose secche e rimorte/t’ingombrano e vanno nel vento/membra e parole antiche/tu tremi nell’estate.

-          Mica hai intenzione di ucciderti, come Cesare Pavese, vero?

-          Sciocca, sei una sciocca.

-          A dopo

-          A dopo

 

L’ironia è l’arma di chi conosce il dolore e ha paura della gioia, di chi sa andare a fondo e risalire in superficie, lasciando che tutto scorra sul mare che accarezza i corpi e conduce alcuni verso la stessa riva.

<<Mamma!>>

<<Ué, che è stato?>>

Anita raggiunge gli altri in cucina.

<<Perché state tutti qui?>>

<<Perché questa è l’ultima sera che stiamo insieme tutti quanti.>>

<<Fabrì, per fortuna non siamo tredici a tavola, ma poi stai sicuro che ne faremo tante altre di cene insieme. Oggi pare che tutti volete morire.>>

<<Ma tutti chi?>>

<<Lascia stare. Piuttosto, che avete combinato?>>

<<Io ho cosinado la paella>> dice timidamente Valerio.

<<Oilloc, lo sapevo che prima o poi sarebbe accaduto.>>

<<Io e Renato abbiamo fatto il riso nero con il salmone e l’avocado.>> Aggiunge divertita Monica.

<<Quando il gatto non c’è…>>

<<E tu, mamma? Hai fatto la tua meravigliosa frittata di spaghetti. Abbiamo aperto la busta perché emanava un odore che ci tentava.>>

<<Sì, Fabrì, ho fatto la frittata di spaghetti, in bianco, con un po’ di pancetta, una cosa semplice, rispetto ai vostri piatti elaborati.>>

<<È la semplicità del bene, che vince su tutto!>>

<<Quanto sei saggio, Renato!>>

Anita abbraccia il ragazzo teneramente, con un sorriso di indulgenza, che segna la fine delle ostilità.

<<Vabbè, apparecchiate e consumiamo tutto questo ben di Dio, e ringraziamolo questo nostro Dio.>>

Anita prende il cellulare ed apre WhatsApp:

-          Allora, la cena di pesce?

-          Anche domani, se puoi. Ho tanto da dirti, e lo voglio fare guardando i tuoi occhi e sentendo il tuo odore.>>

-          Anche io ho tanto da dirti. A domani.

Una nuova stagione è un’altra opportunità, con un nuovo sapore, che ha radici profonde.

La terra conserva e protegge quello che conta.







sabato 9 settembre 2023

IL ROSSO E IL BLU DI OPPENHEIMER

 <<È già finito?>> Ha chiesto ieri sera, al termine di Oppenheimer, uno degli amici con cui ero andata al cinema, per sottolineare ironicamente la durata del film, diretto sapientemente da Christopher Nolan.

Tre ore, forse troppe, per raccontare la nascita della bomba atomica, attraverso la genialità, l'ambizione e i sensi di colpa di un uomo e l'invidia di altri che gli girano attorno.
Uomini, tanti uomini.
Eppure, il film, la storia di Robert Oppenheimer è segnata soprattutto da due donne.
La prima è Jean Tatlock, una giovane psichiatra, a cui Robert si lega quando ancora si sta dedicando ai primi esperimenti e comincia ad avere dubbi sulle conseguenze; la donna con la quale legge alcuni versi del Bhagavad Gita, libro sacro dell'Induismo in sanscrito: "Adesso sono diventato Morte, il distruttore di mondi”.
La seconda è Jackie, la moglie di Oppenheimer, quella che gli sarà accanto fino alla fine, con austerità, riconducendolo di volta in volta alla razionalità. Quella che sa dei suoi tradimenti, ma li sopporta, fino a che non diventano noti a tutti.
Due figure femminili, due parti dello stesso uomo.
Jean, l'anima inquieta e sentimentale, Jackie, la forma, il rigore. Jean si uccide quando Robert smette di dare ascolto all'anima, per proseguire nel grande progetto che lo renderà immortale, pur essendo diventato egli stesso morte.
Sono il rosso e il blu delle pillole di Matrix, il coraggio di andare a fondo e la tranquillità di vedere solo quello che emerge, senza pensare alle conseguenze, fingendo di non essere causa.
Non bastano tre ore, non basta una vita intera per comprendere il valore di ogni scelta, perché l'anima, si sa, non si può ignorare.


domenica 3 settembre 2023

RACCONTI REFRIGERANTI II Stagione - 5° episodio - Seppie e patate

 <<Roberta, oggi mi devi fare un po’ di foto in spiaggia, qualcuna da sola, qualcuna con te. Si sta talmente bene qui che devo immortalare questa situazione di benessere, è necessario.>>

<<E magari è necessario anche che qualcuno le veda queste foto, eh? A chi le vuoi far vedere?>>

<<Ma che c’entra!>>

<<Anì, le fotografie le facciamo per mostrarle, mica per noi, non diciamo sciocchezze!>>

<<Sì, ma anche per consolarci nei momenti un po’ tristarelli, per crogiolarci nella nostalgia.>>

<<Certo, certo, ma a chi le devi far vedere?>>

<<Non mi sfottere e fammi fare.>>

Roberta sta preparando i panini per la spiaggia, hanno deciso di andare ad esplorare una nuova caletta da raggiungere in auto e poi attraverso delle scalette scavate nella roccia; Nando, il marito di Roberta, ha fatto una richiesta esplicita: vuole il pane pizza con la mortadella, quella buona col pistacchio.

<<Ué, ma stasera cucino io, eh. Anzi, mentre riempi la borsa frigo, io vado dal pescivendolo.>>

<<Non esagerare con le quantità e ricordati che Nando è allergico ai gamberi.>>

I luoghi di vacanza mescolano abitudini e accenti, scoprono corpi e nuovi profumi, offrono l’opportunità di mostrarsi in modo diverso, come si fa con ogni nuovo amico, e nella scoperta di un’altra parte di noi, impariamo a conoscerci meglio.

<<Il pescivendolo è di origini greche, anzi, come ha detto lui “è” greco. Appena ha saputo che ero di Napoli, mi ha raccontato un episodio di vent’anni fa, quando frequentava la facoltà di Sociologia alla Federico II, poi si è innamorato e si è trasferito qui, dove c’era la famiglia dell’attuale moglie, pescatori da generazioni. Lei si è laureata e lavora in una scuola, lui non si è più laureato e si è aperto la pescheria.>>

<<Tutto questo te lo ha detto mentre compravi il pesce? A proposito, hai comprato i gamberi?>>

<<Ho preso le seppie, così facciamo seppie e patate. A dire la verità, Tony mi ha fatto vedere una vaschetta di gamberetti freschi già sgusciati, belli assai.>>

<<E perché non li ha presi?>>

<<Ma sei scema? Mi hai detto che Nando è allergico.>>

<<Appunto, era la volta buona che me lo levavo di torno.>>

Nando arriva da dietro a dare un colpetto sulla coscia di Roberta, con la mano destra, mentre si passa l’altra tra i capelli.

<<Ma che fai a fare la stupida? Vorrei vedere senza di me cosa faresti.>>

Poi si guardano e improvvisamente cambiano espressione, ma ci pensa Nando ad alleggerire l’improvvisa tensione.

<<Finiresti per fare le vacanze con un’amica cretina, come è successo ad Anita, che ti deve sopportare già in città. Almeno oggi falle delle belle foto, renditi utile.>>

Anita gli sorride, grata per quella dolce ironia.

Intanto, le arriva un messaggio:

-          Dove sei?

-          Sempre da Roberta, oggi andiamo su una nuova spiaggia.

-          Mandami qualche foto, se puoi.

-          Sì, ti faccio vedere che colori ci sono qui in costiera.

-          Se poi oltre il panorama ci sei anche tu, mi farebbe piacere.

-          Vediamo

-          Appena rientri, andiamo a mangiare del buon pesce.

-          

-          A dopo

-          A dopo

La sera Anita porta in tavola la pirofila con seppie e patate e il profumo le ricorda la madre, quando da bambina le sentiva dire che la patata aggiusta ogni sapore, che per imparare a mangiare un alimento nuovo, le prime volte bisogna accompagnarlo con la patata, che mitiga ogni contrasto.

<<Questo piatto l’ho imparato da mia madre, anche i miei figli lo amano, ma ci mettono troppo pepe.>>

<<Allora, ti sono piaciute le foto che ti ho scattato oggi? Cosa dice quello a cui pensavi mentre sorridevi? Ha apprezzato?>>

<<Smettila e mangia, le parole sono come la patata, servono solo a stemperare i sentimenti. La magia non vuole troppe parole.>>

<<Ah! Siamo a livelli di magia. Io a questo punto, volgarmente, penserei a mangiare, allora.>>

-          Dirti che sei bellissima in queste foto sarebbe banale, diciamo che mi fai bene, dai un sapore buono alla mia vita.

-          Non dirmi che sono una patata, sono un po’ tonda lo so, ma una patata no.

-          Non capisco, non ci pensavo nemmeno.

-          Poi te lo spiego quando ci vediamo.

Le distanze creano malintesi, hanno bisogno di troppe parole, e a volte non sono quelle giuste, ma per chi riesce a superare anche le piccole incomprensioni, la distanza diventa come il pepe che, anche se fa un po’ male, esalta il gusto dell’attesa.

<<Brindiamo a noi e a questa fine di vacanza.>>

Anita alza il bicchiere di vino verso il centro del tavolo e gli amici avvicinano i loro.

<<E alle amicizie belle.>>

<<… che ti aiutano a rinascere ancora una volta.>>