giovedì 31 dicembre 2015

184. MASTICANDO UNA GOMMA AL GUSTO DI FONDOSCHIENA

"Che non finisce mai, non finisce mai e non finisce maaaaiiii"
Così cantava la mattina del 31 dicembre del 2015 l'uomo canuto, mentre si guardava nello specchio del suo bagno, felice, perché anche quest'anno ce l'aveva fatta. 
"Noi siamo gli immortaaaaliiii" E se a 98 anni riusciva ancora a cantare ed a riconoscere l'immagine riflessa, forse era vero ...
"Guardamiii prendo tutta la vita com'èeee, non la faccio finita, ma incrocio le dita e mi faccio un caffè" canticchiava Angelina, mentre versava il latte nelle tazze delle sue bambine, reduce da un anno di delusioni, mortificazioni, sconfitte e ... di merda insomma, fiera e coraggiosa.
"E non è scritto da nessuna parte che io e te avremmo avuto vita regolareeeee" urlava Saverio, traditore impenitente, amante prodigo e felice di avere accanto una donna che lo avrebbe sempre perdonato, troppo insicura per farsi rispettare, donna senza aspettative, oramai arida e triste.
"L'anno che sta arrivando, tra un anno finirà, io mi sto preparando, è questa la novità..."
Cantava il nostalgico Sergio, uomo barbuto di mezza età, neo vedovo.
"L'amore non ha torto l'amore non ha ragione, l'amore batte i denti, l'amore scalda il cuore" urlava Claudia, dall'alto dei suoi venticinque anni, bella e sicura.
"Non è razionale, non lo puoi spiegare: tremano le gambe mentre ride il cuore ..." sussurrava Spago, pensando al suo ragazzo inquieto
"Libertà è un concetto semplice se non ne sai il significato..." Cantava Laura, con la maturità e la consapevolezza di aver vissuto sempre con intensità e di aver pagato caro il prezzo della propria integrità.
"Viva il crogiuolo di pinzeeee, viva il crogiuolo di panzeeee ..." Cantava Massimo massaggiandosi la pancia indurita dagli abusi dei festeggiamenti natalizi, alla faccia dei vegani!
"Ho consumato 21 grammi di felicità... " cantavano inconsapevoli Bianca e Simona, belle e sfrontate come solo i bambini sanno essere.
"Amore mio, ma come ho fatto a restare in silenzio difronte a teeeee ..." Cantava Imma un po' malinconica, mentre accarezzava il suo cane, surrogato di figlie lontane.
"Un giorno all'improvviso m'innamorai di teee ..." cantavano a squarciagola Elio e Greta, suscitando sorrisi e tenerezza.
"La raccolta porta a porta, la raccolta porta a porta... ritmava a suon di slogan Francesca, facendo sorridere la piccola Emma che teneva tra le braccia.
"E quando arriva la notte, e resto sola con me, la testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché ..." Canticchiava Silvia, con gli occhi bagnati.
"Io posso dire la mia sugli uomini, qualcuno l'ho conosciuto, qualcuno mi è solo sembrato, qualcuno l'ho proprio sbagliato ..." intonava a bassa voce Valeria, mentre tornava a casa, stanca di lavoro.
"A che sarà che sarà ..." intonava Nat, pensando a quanto fossero belli i testi delle canzoni di qualche anno fa.
Mentre si brindava al nuovo anno, con qualche lacrima di troppo, si tenevano per mano Vittorio e Maria, e dicevano cose incomprensibili ...

E tante altre parole ancora si potevano ascoltare quel 31 dicembre: auguri finti e silenzi assordanti, messaggi inaspettati e quelli mai inviati. 
Non voglio fare la guerra ai botti, a me piace festeggiare accendendo bengala e sparando botticelle, certo, ci vuole misura in tutto, quei botti che spaccano vetri e timpani non servono a nulla, solo allo stolto che non ha altro modo per farsi sentire. Ma bisogna mandarlo via quest'anno, e far festa per l'arrivo del nuovo, in ogni modo, perché se lo accogliamo bene, forse ci riserverà belle sorprese ...
Credo che Jovanotti, a furia di masticare gomme dai gusti improbabili, abbia prodotto sufficiente saliva per riempire le vasche da bagno di tutte le case della famiglia Renzi, quindi spero che l'anno nuovo il "simpatico" Matteo, avendo sempre la bocca aperta, riesca ad ingurgitare litri di saliva al gusto di ... beh leggete il titolo del post e, a tutti voi, parenti e amici meravigliosi, lettori coraggiosi e non, ammiratori sconosciuti, discreti e non, tanti auguri. Buon anno!





sabato 19 dicembre 2015

183. DIO È MORTO, MARX È MORTO, ED IO NON MI SENTO MOLTO BENE

Eccomi qua, dopo una breve pausa sono tornata. Non è che in questo periodo non avessi avuto niente da raccontare, anzi, di idee e di elucubrazioni di vario genere avrei potuto scrivere ogni giorno, ma non mi piaceva il modo. Sarebbe stato più che mai il mio mondo, quello che avrei scritto sarebbe stato sì dettato dal mio filosofico approccio alla vita, talvolta triste, talvolta ironico, ma sarebbe anche stato troppo imbarazzante. Mi spiego. Raccontare storie verosimili, commentare eventi noti e meno, è la mia passione, ma il modo in cui l’avrei fatto sarebbe stato fortemente influenzato dal mio attuale stato di donna amareggiata e disillusa. La vita mi ha sottoposta a dure prove nel corso degli ultimi anni, soprattutto in questo disastroso 2015, ma sono fermamente convinta che dai disastri nasca il meglio. È sempre preferibile disfare tutto e poi ricostruire piuttosto che provare ad aggiustare.
Per questo, ai miei lettori affezionati, che negli ultimi mesi hanno colto la mia tristezza ed il mio disincanto, voglio mostrare il mio lato migliore, la mia fiducia nelle mie forze e nel futuro, voglio continuare a raccontare ed a svelare tutti i pensieri e le emozioni che ci accomunano, perché il mondo di Mavi è tutto: è voglia di amare ed essere amati, è rabbia per i soprusi e le ingiustizie sociali, è passione per l’arte in ogni sua forma, è amicizia, è caos, è famiglia.
Il titolo del post è un chiaro richiamo celebrativo all’autore, il grandissimo Woody Allen, che lo scorso primo dicembre ha compiuto 80 anni. Quest’omino geniale, per cui nutro grandissima ammirazione, tra i più noti ebrei d’America, il più europeo degli autori d’oltreoceano, ironico, astuto, introspettivo, sadico e meravigliosamente stupefacente. È anche su di lui che avrei voluto scrivere un post gli scorsi giorni, ma poi sarei caduta nella trappola del mio stato d’animo e avrei speso molte più parole sull’aspetto umano di questo misero uomo. E non che non fosse giusto, magari avrebbe fatto sorridere anche lui, ma di Woody andava celebrato per le sue doti artistiche, per il modo in cui ha saputo farci ridere e sorridere, ironizzando sulle disavventure della vita, sui disagi personali e sulle debolezze di noi miseri abitanti di questa terra.
Avrei voluto anche scrivere dell’avvicendamento di Mario Calabresi alla direzione de la Repubblica, e del contestuale abbandono di Adriano Sofri, ma anche in questo caso mi sarei soffermata quasi esclusivamente sull’aspetto emotivo della vicenda. Io non lo so cosa sia giusto o sbagliato, ma so di certo che non riuscirei mai a perdonare un uomo che considero responsabile della morte di mio padre, direttamente o indirettamente. Toccatemi genitori o figli, divento una leonessa, chi mi conosce lo sa.
E adesso tocca a me, adesso Mavi deve cacciare gli artigli per difendere se stessa, per prendersi cura di sé. Il grande Pino che ci ha lasciato all’inizio di questo tormentato anno, cantava: Sient nun fa accussì, nun dà retta a nisciun, fatt ‘e fatt tuoje, ma si a suffrì caccia a currea …


Buon Natale e felice 2016 a tutti voi, amici e nemici del blog, siate sereni, generosi ed altruisti, ma arrabbiatevi ed abbiate il coraggio di incazzarvi se non vi rispettano! 

domenica 22 novembre 2015

182. LIBERTÉ ÈGALITÉ FRATERNITÉ

Questa settimana si è fatto un gran parlare sulla tragedia di Parigi, sul terrorismo, sull'Islam, sul Corano, Oriana Fallaci, le bandiere, i profili, gli ashtag e i condizionamenti vari. Sui  social si è detto di tutto, si sono dipinti i profili e si sono derisi quelli che lo facevano; si sono diffuse notizie su altre stragi e si è parlato di morti di serie A e morti di serie B. Poi si è capito che il terrorismo diffonde il panico ed è tornata di moda la parola 'coraggio'. Adesso lanciano falsi allarmi e si guarda con sospetto chiunque, e le borse abbandonate non le ruba più nessuno. Ho sempre difeso i social e continuerò a farlo, per la loro principale funzione di intrattenimento interattivo.  Sono gli amplificatori delle chiacchiere da bar, è vero, ma sono anche una compagnia (seppure illusoria) per tutti, e consentono un confronto con i soggetti più disparati. Fino a poco tempo fa l’opinione pubblica era guidata da giornali e TV, con la diffusione di internet, si è ampliata e velocizzata la trasmissione delle notizie e con essa il senso critico. La TV, purtroppo, non riesce a star dietro a questa valanga di informazioni che provengono dal web e sta perdendo il controllo: parla di argomenti già sviscerati in altre sedi e si sofferma su aspetti folkloristici di dubbio interesse. Insomma, è diventata ancor più noiosa! Un paio di giorni fa, mi è capitato di guardare un programma nel quale si discuteva del 'caso' di sei studentesse del varesotto, che si erano rifiutate di osservare il minuto di silenzio previsto per le vittime degli attentati terroristici francesi dei giorni prima. Pare che le studentesse avessero scelto di agire in tal senso per ribadire il concetto della eguaglianza dei popoli e, in special modo, dei morti.  Avrebbero voluto osservare un minuto di silenzio anche per le vittime di altre stragi e di altre nazioni. Di qui, tutta una disquisizione sull'opportunità di una tale scelta, sulla religione di appartenenza delle studentesse, sull'educazione familiare e quanto altro. Nell'ascoltare le teorie più disparate e spesso davvero incondivisibili, pensavo a me alla loro età. Mi sono ricordata di quando andavo alle manifestazioni studentesche per rivendicare i miei diritti, quando mi ero appassionata agli eventi del sessantotto, e a quel tema di Italiano la cui traccia chiedeva più o meno di descrivere quale fosse il mio programma televisivo preferito, motivandone la scelta. Era il periodo in cui iniziavo a prendere coscienza di me, a delineare i miei principi, i miei valori, non davo niente per scontato e soprattutto, non volevo che nessuno mi dicesse cosa fare e pensare. Decisi quindi di svolgere il mio tema cominciando a contestare la traccia: descrivere un programma televisivo preferito presupponeva che io, come tutti i miei compagni di classe, guardassi abitualmente la televisione, supposizione del tutto falsa. Lo svolgimento del tema, quindi, fu essenzialmente caratterizzato dalla mia voglia di libertà, di rifiuto per l’omologazione, e per ogni sorta di pregiudizio. E forse, è anche per colpa della mia insegnante di quei tempi, che io continuo a dire la mia sempre e comunque, anche qui, perché quel tema fu valutato da lei ottimamente. Non criticate, quindi, le ragazzine che si sono allontanate nel minuto di silenzio, hanno voluto uscire dalla massa, far intendere che non vogliono subire le scelte altrui, e magari tra qualche anno, ripensando a quel gesto, ci rideranno su, perché il minuto di silenzio per i morti andava fatto comunque, magari aggiungendone un altro per le vittime della Siria e di tutti gli altri paesi in guerra. Così come adesso sorrido anche io, ripensando a me che a quattordici anni di TV ne guardavo e come, non era vero che non avessi un programma preferito: seguivo le trasmissioni musicali, qualche tribuna politica, e la sera tiravo tardi per aspettare Renzo Arbore. Sicuramente oggi vedo meno TV di allora, ma all'epoca dovevo contestare tutto. Perciò mi fanno quasi tenerezza quelli che vogliono andare controcorrente a tutti i costi, sui social come nella vita, mi ricordano quella fase della mia adolescenza in cui non volevo darla buona a nessuno, in cui credevo che dire la propria significasse per forza uscire dalla massa. Oggi, più che mai, sono convinta che non sia così. Magari anche la Mavi di qualche anno fa avrebbe contestato la bandiera francese sui profili FB, il minuto di silenzio, avrebbe fatto della dietrologia, ma con qualche anno in più e qualche certezza in meno, credo fermamente nella spontaneità e nella libertà, e non condanno l'uso del tricolore francese a scopo commemorativo. Se li abbiamo sempre chiamati i “cugini d'oltralpe” è perché ne abbiamo passate tante insieme, abbiamo condiviso battaglie e lotte sociali, ci siamo scambiati culture e civiltà, e a me, onestamente, pare naturale che si pianga più per la perdita di un parente che per quella di un affine. 

domenica 15 novembre 2015

181. UN NOME TRA TANTI

Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.

Martha Rivera Garrido


Mentre leggeva queste parole, Adèle continuava a ritrovarsi, in ogni riga, in ogni parola, in ogni pausa c'era lei, la sua sensibilità, il suo amore per l'arte, la pittura, la musica, la letteratura, la sua passione per la vita e la sua apparente incoerenza. Così, aveva deciso di inviarle a Morgan, un po' per vanità, un po' per generosità, ma forse, soprattutto per onestà. Sì, per onestà. Perché Adèle già aveva capito dalle prime volte che si erano incontrati, che Morgan avrebbe potuto amarla più di quanto lei meritasse, più di quanto lei potesse offrirgli, voleva metterlo in guardia. Lui no, Morgan non vedeva proprio alcun pericolo in Adèle, non aveva ancora capito niente. Infatti, dopo aver ricevuto quel foglio con quegli avvertimenti presuntuosi, aveva pensato bene di girare il messaggio alla donna della quale si credeva innamorato in quei giorni ed aveva informato Adèle della trovata geniale. "Ma questo è tutto scemo!" aveva pensato lei, ma glielo aveva perdonato. Successivamente, lui avrebbe dedicato ad un'altra donna altre parole pronunciate da Adèle, insomma, un vero disastro! Morgan non avrebbe mai potuto fare a meno di Adèle, ma non lo sapeva ancora. Non lo aveva capito neanche quando lei gli aveva regalato il DVD di Harry ti presento Sally,lui aveva visto il film ritrovandosi un po' nel protagonista maschile, ma non pensava che la sua Sally potesse essere Adèle. Insomma, la sua amica, quella che c'era sempre quando lui la cercava. Morgan continuava ad andare avanti per la sua strada, ad innamorarsi di una, a dichiararsi ad un'altra, fino a quando non aveva trovato quella che definiva "la donna della sua vita". A quel punto, aveva smesso anche di frequentare Adèle, era felice. La donna intensa, ludica, lucida, irriverente, forse non era lei, Adèle iniziò a credere che il suo intuito avesse fallito. "Ma quale amore? Ma quale amicizia eterna? Questo non se ne frega niente di me! Non innamorarti di me gli avevo detto tanti mesi fa, ma alla fine sono io la cretina ad esserci cascata! Ma quanto sono stata presuntuosa, quanto sono stata stupida!" Adèle proprio non si dava pace, proprio non riusciva ad accettare che Morgan potesse fare a meno di lei, ma non lasciò nulla intentato, e volle provare ad essere diretta. Aveva chiamato Morgan per invitarlo ad andare ad un concerto: "Dai, andiamoci assieme, come ai vecchi tempi, canteremo assieme e ci divertiremo. Dai Morgan, non riesci a trovare una sera libera per me?". "Non lo so Adèle, non credo, non posso" "Ma mi faresti felice, dai" "No Adèle, io non amo te, amo un'altra donna, è lei che devo e che voglio fare felice, mi dispiace". Quelle parole le avevano annebbiato la vista, all'improvviso si era sentita un nodo in gola ed un dolore lancinante in petto, aveva riattaccato ed era scoppiata a piangere. Dopo un paio di giorni aveva deciso di organizzarsi con un'amica ed aveva acquistato i biglietti per il concerto. La sera del 13 novembre, Adèle aveva chiamato la sua amica Cécile e si erano date appuntamento proprio fuori la sala concerti Bataclan dove, di lì a poco si sarebbero esibiti gli Eagles of death metal, poi aveva indossato gli orecchini che le aveva regalato Morgan al suo ultimo compleanno, ed era uscita. Da quando non lo frequentava più, indossava ogni giorno uno dei suoi regali, per sentirlo più vicino. Mentre camminava veloce per le strade parigine, ripensava a quante volte lei e Morgan avevano litigato, a quante volte le era sembrato di non riuscire più a vederlo, di quante volte si erano ritrovati. Cécile era già lì, quando Adèle arrivò a teatro, si erano salutate affettuosamente ed erano entrate. C'era tanta gente, il concerto aveva fatto il tutto esaurito ed erano tutti allegri. Ad un tratto Adèle aveva sentito come un richiamo, si era girata ed aveva intravisto Morgan, i suoi occhi tra tanti, il suo viso che a stento vedeva tra la folla, sembravano volerle dire qualcosa. Allora lei aveva preso il cellulare e gli aveva inviato un sms: Non amarmi così per sempre. Poi all'improvviso un urlo tra la folla "Allah u AKbar", e poi altre urla, spari, panico, morti, il corpo di Adèle senza più vita, le lacrime di Cécile, la disperazione.
Questo post è per tutte le vittime di guerra, per gli uomini e le donne di tutte le nazioni, razze, religioni, è per tutti.

venerdì 23 ottobre 2015

179. IL SUO PROFUMO

L'altro giorno, mentre aspettavo la metro, sono rimasta tutto il tempo ad osservare una giovane donna seduta sull'ultima panchina. Il corpo piegato su se stesso giusto a lasciare lo spazio per la penna che scorreva velocemente su di un quaderno poggiato sulle gambe.  Vedevo il suo braccio muoversi dietro i lunghi capelli biondi che le nascondevano il viso, scriveva e scarabocchiava, scriveva e poi tracciava grandi linee e ghirigori su tutto, come a voler cancellare più che le parole, le sensazioni che provocavano. Quando è arrivata la metro, si è alzata di scatto, ha buttato dei fogli accartocciati nell'opportuno sacchetto della differenziata ed è entrata distrattamente nel vagone più vicino. Prima di salire anch'io, mi sono accorta che aveva lasciato dei fogli sulla panchina, li ho raccolti per darglieli, ma quando sono salita sulla metro, l'ho persa di vista e non sono riuscita più ad individuarla tra la folla. Ho guardato quei fogli bagnati probabilmente da qualche lacrima ed ho letto ...

Ecco, volevo scriverti alcune righe, ma poi, dopo le prime parole, cancello tutto e penso che sia inutile, che le parole oramai non servano più. Volevo dirti che sto soffrendo, ma a te cosa importa? Ti può dispiacere umanamente, ma non più di tanto, mica stai soffrendo tu? E allora ho paura di apparire patetica, di essere noiosa, fastidiosa, e ci ripenso, non te lo scrivo più. Potrei dirti che sono stata bene con te, potrei ravvivare in te il ricordo dei nostri momenti belli, di gioia, di felicità, ma poi penso che forse non eri sufficientemente felice con me, altrimenti saresti rimasto. Cosa faccio? Ti racconto qualcosa di simpatico, così magari sorridi e pensi che sarebbe sbagliato fare a meno di me. Non lo so. Non so più che fare per raggiungerti, per ritrovare la sintonia, la passione che c'era tra noi.
Sono disperata.
Ho provato a fare finta che mi bastasse quello che potevi darmi, che non mi importasse tutto quello che di cattivo mi dicevi: il tuo nonamore, le tue critiche sul mio corpo e sulla mia persona, ho provato ad essere frivola, a sorridere anche quando mi sentivo morire dentro. Ma è finita lo stesso.
Ho pensato che sono 38 giorni che non ti vedo, più di 900 ore! Sì, ci siamo incrociati un paio di volte per strada, ma sono scappata via, ho provato a sfuggire lo sguardo, non volevo t'accorgessi del mio pianto.
Mi manchi.
E mi mancano le tue mani, le tue labbra, le tue insicurezze e la tua voce. Da quanto tempo non sento la tua voce! Mi manca il tuo modo di prendermi in giro e le tue camicie. Le tue parole inventate e perfino i tuoi hamburger di soia. Mi mancano i tuoi messaggi, i tuoi baci improvvisi e i nostri scontri sulla politica. Mi hai lasciato da sola in mezzo al mondo. E adesso dove vado? A chi racconto le situazioni che mi hanno fatto ridere? I momenti difficili della mia giornata ed il sapore dei miei piatti? Perché mi manchi? Ho tante persone attorno, potrei sostituirti con qualcuno ... Si dice che se non riesci a dormire è perché sei sveglio nei sogni di qualcun altro ed io devo solo scoprire di chi, ma non vorrei mai che fossi tu, perché se scoprissi che mi vuoi ancora, allora non te lo perdonerei, non ti perdono di essere andato via, per un capriccio, o per paura di rischiare ... no 

Finisce così questo monologo interiore, senza fine. Chissà se lui leggerà mai la sua lettera, se lei deciderà di inviargli le sue ultime parole, chissà se si vedranno ancora. Magari tra qualche giorno lei sarà più bella e sicura di prima e lui la rimpiangerà, o magari sarà lui a scriverle, perché un giorno per strada, sentendo il suo profumo, si girerà felice, nella speranza di vederla, e non trovandola si rattristerà.



giovedì 15 ottobre 2015

178. L'ABITO NON FA IL MONACO

Pochi mesi fa ho acquistato un'auto usata, un'utilitaria, non posso definirla una city car, perché è un'espressione troppo moderna che non le si addice, sarebbe come definire vintage l'abbigliamento di mia zia ottantenne. La carrozzeria ha qualche ammaccatura evidente, caratteristica che ho subito apprezzato in quanto avrebbe costituito un deterrente per i ladri, una sorta di antifurto naturale, come dire "ma chi s'a piglia?". L'elemento estetico, però, seppure la rende meno appetibile nei confronti degli illeciti mercanti di pezzi di ricambio, sortisce un ulteriore effetto che non avevo valutato. Partendo dal presupposto che l'aspetto di una donna è sempre un elemento fondamentale nella sua valutazione, checché se ne dica, citazioni e aforismi di sfigate a parte, la sua auto, in quanto sua estensione, costituisce un parametro fondamentale per determinare il giudizio di un uomo. Mi è bastato guidarla pochi  minuti per realizzare che il look minimalista mi avrebbe aiutata ad essere considerata una donna pratica e concreta, una di quelle che usa l'auto per andare a lavorare, insomma, non per fare shopping o raggiungere l'amante di turno (in questi casi, infatti, le donne hanno un inutile fuoristrada o un gingillo piccolo e costosissimo), e questo mi fa sempre piacere. L'aspetto da utilitaria con qualche acciacco, però, ha un effetto sopra tutti: autorizza gli altri automobilisti a reputarmi una conducente distratta, o meglio, per dirla da maschio rude, pilota di Formula Uno mancato, una "incapace". Già per il solo fatto di essere donna, vengo reputata poco abile alla guida, soprattutto in fase di parcheggio, se poi si accorgono delle due belle ammaccature che la mia Ciaccatella (così l'ho battezzata) presenta su entrambi i lati del paraurti anteriore, viene naturale che per i più io sia meritevole del titolo di "perfetta imbranata". Il fumetto con i pensieri dei piloti mancati si palesa quando mi trovo ad una rotonda, quando, quasi timorosi, rallentano e mi danno l'opportunità di passare e di leggere ovviamente il loro pensiero, tipo "Questa mi viene addosso e non se ne fotte, tanto non ha niente da perdere". L'altro giorno, mentre parcheggiavo a retromarcia tra due auto, mi veniva incontro un uomo di mezza età che, procedendo a passo lento, quasi tremante, mostrava un volto pallido e preoccupato, una tensione che ho visto scomparire in un attimo, appena ho terminato la manovra ed ho spento la macchina. D'improvviso il volto gli si è illuminato, colorito, non ha saputo trattenersi, mi ha guardato sorridente ed ha alzato il pollice della mano destra in alto, era felice: mi ero accostata alla sua Mercedes senza sfiorarla, lasciandogli anche lo spazio per aprire la portiera. Da una che guida una macchina tutta scassata, non se lo sarebbe mai aspettato!
Insomma, "donna al volante pericolo costante", ma io aggiungerei anche:
"Presenza all'incrocio del vigile impettito, blocco del traffico garantito". Sarà che soffrono di solitudine, ma sistematicamente, riescono a creare degli ingorghi meravigliosi, tutte le auto vicine vicine.
"Niente per me, niente per nessuno". All'automobilista medio non frega niente della preselezione in prossimità di un bivio o di un semaforo, anzi, è fortemente invidioso di chi può percorrere strade più libere, ha il verde del semaforo prima del suo o è semplicemente diretto verso zone della città che non siano il Centro Direzionale!
"A ciascuno la sua percezione del tempo". Se tutti parcheggiassimo per cinque minuti nel posto sbagliato, il posto sbagliato sarebbe perennemente occupato!
"Gli scivoli dei marciapiedi non servono per rendere più agevole l'apertura della portiera di un'auto sovraccarica". E' difficile spiegare che non si parcheggia davanti ad uno scivolo neanche per un secondo, molto difficile quando hai a che fare con automobilisti che non hanno un handicap motorio, ma forse di altro genere.

lunedì 5 ottobre 2015

177. DOTTOR CERÈ, DOTTOR DE CHE?

Su FB imperversa il dr Cerè, i suoi consigli, le sue regole per vivere bene.  Roberto Cerè si ama definire "allenatore mentale", "Se vuoi puoi" è un suo libro in cui sono riportate tutte le regole per il successo. Finalmente! Adesso sì che possiamo essere felici! Questa mattina in radio ho potuto sentire anche la voce del dr Cerè (dottore in cosa ancora non si è capito!), fantastico. Il dr Cerè, faccia da personal trainer, voce da settentrionale scattante, a me non provoca alcuna reazione positiva, anzi, mi irrita come tutte le banalità e la retorica in cui rischiamo di affogare ogni giorno. Questo mare di "parole motivanti", "concetti positivi", questi palliativi per le persone un po' scontente, che hanno bisogno di accettarsi.
Questa mattina il dr Cerè, senza scuorno diremmo a Napoli, insomma, senza vergogna, declamava dieci principi per vivere bene, e, tra questi, la necessità di sorridere sempre, di mostrare sempre allegria, perché solo chi sorride sempre potrà stare bene, difatti, ha concluso, i ricchi non sono mai depressi! Tutto il peggio del dottor Cerè è racchiuso in questa affermazione! Se prima ero solo leggermente infastidita dalla sua persona e dalla sua maniera di essere sciacallo delle fragili menti umane, dopo questo intervento, ritengo sia una delle persone più squallide ed inutili che il web abbia proposto negli ultimi anni, anzi, addirittura deleterio. Ma perché dar credito a questi soggetti? Ma non era meglio il consiglio della vicina di casa? Perché questi individui si arrogano il diritto di dirci come vivere, anzi, fanno finta di voler aiutare tutti a sentirsi bene, ad essere migliori, a vincere, non è che forse lo fanno solo per far soldi? Ma che stupidaggine è mai questa? Ma quando mai i ricchi non sono mai depressi! Anzi, è risaputo che chi ha la possibilità di comprare tutto, scopre troppo presto che non può comprarsi i sentimenti e la serenità, è risaputo che tra i ricchi c'è il maggior numero di depressi! Ma dove cazzo l'hanno preso questo? Già non nutro simpatia per i vari Coelho e per tutti quelli che vogliono fare della psicologia spicciola, che vogliono insegnare l'arte dello zen con quattro frasi fatte e parole ad effetto. Tutti fornitori di "energia positiva", che bravi! Finalmente possiamo vedere al cinema un film per bambini in cui c'è un meraviglioso elogio alla tristezza, finalmente ci è "consentito" mostrarci abbattuti e non sempre carichi e contenti, finalmente si comincia a diffondere l'idea che le persone che sanno soffrire sono più sane di quelle che non sanno accettare la tristezza, che la natura non debba essere forzata. E tu, dr Cerè, che fai? In un tranquillo lunedì mattina, ti rivolgi a migliaia di persone che si stanno affannando per preparare i figli in tempo per la scuola, che combattono contro il traffico dei giorni di pioggia per raggiungere il posto di lavoro, o che magari escono per cercarlo un lavoro, che contano le monete che hanno in borsa per capire cosa devono mangiare, e dici loro che devono sorridere, che così diventeranno ricchi e quindi mai depressi. Ma da dove cavolo è uscito questo? Dall'Università di Facebook? Trovo molto più sano e produttivo parlare col salumiere, con lo spazzino, con la segretaria dello studio medico, con la schiera di dipendenti di call center, con chiunque si voglia, ma che sia magari più spontaneo. Se poi si è interessati alla filosofia, alla psicologia, magari sarebbe opportuno procurarsi dei testi pubblicati da autori competenti. Invece si dà ascolto a queste persone e si creano dei falsi miti. Forse lo facciamo perché vogliamo tutto facile, tutto a portata di mano: più comodo leggere 10 regole per vivere bene che studiare un testo di 300 pagine e farsi poi un'idea propria. Vorremmo un guadagno facile, una vita facile, senza voler accettare che tutto ha un prezzo, che sicuramente è più alto del prezzo di un libro di un motivatore. Il lavoro, amici miei, il LA VO RO, è l'unico vero prezzo che dobbiamo essere disposti a pagare! Si deve lavorare per guadagnare, i soldi facili sono sporchi e non durano mai tanto. La felicità ha un prezzo che si chiama rinuncia, sofferenza, attesa. Ma dire ad un pubblico di persone bisognose d'amore: "devi soffrire ancora", "non sei stato corretto con il tuo amico", "lavora di più", "devi aspettare", "non sei stimato perché non sei meritevole di stima", "non si può avere tutto ciò che si desidera!", non genera proseliti e guadagni quanto le "parole positive": volontà, potere, ricchezza, possesso, felicità, amore.  Tutto ha un prezzo, anche l'amore. La felicità è il premio che la vita riserva solo a chi è in grado di pagarne il prezzo e, soprattutto, di apprezzarne il VALORE; il bene, bisogna meritarselo. E allora siate tristi quando volete, siate sinceri, chiedete aiuto quando volete, vi ritroverete accanto solo le persone che davvero ci tengono a voi: i finti amici scappano, si annoiano, si prendono solo il meglio e non vogliono aiutarvi. Non vogliono sentire lamenti o sofferenze, perché qualcuno gli ha insegnato, in maniera sbagliata, il concetto di "energia negativa", credono che chi sta male possa "infettarli" e si guardano bene dal frequentarli e, soprattutto, stanno bene attenti a non mostrarsi contenti. Allontanateli questi finti amici, la vera energia negativa è la loro, è quella di chi non sa condividere la gioia, che teme di essere contagiato dal virus della tristezza, che teme di essere invidiato perché probabilmente è il primo ad invidiare. Non abbiate timore di mostrare il dolore, non c'è niente di più bello e vero di un sorriso che nasce tra le lacrime.
Forse più che le regole per vivere bene, dr Cerè, bisognerebbe che tutti cominciassimo a studiare i doveri.

mercoledì 30 settembre 2015

176. IN CHE STATO SIAMO!

Al lavoro
Ringrazio Dio per avermi dato la forza
A volte mi chiedo se vale la pena lottare per amore, poi mi ricordo di te e sono pronto per la guerra
Occupato
Peace & love
Sorridi alla vita
Sii gentile ed abbi coraggio
Disponibile
Sto pescando
E’ solo quando avrai smesso di rincorrere le cose sbagliate, che darai una possibilità a quelle giuste di raggiungerti
E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio
‘cause two can keep a secret if one of them is dead
Degli abbracci mi piace il modo in cui ti parlano, quel “resta qui” detto forte, ma senza voce
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
Hey there! I am using WhatsApp
Mio Dio perdona loro che non sanno quello che fanno
Alla fine un cazzo di abbraccio vale più di una scopata
La vera forza non si misura da quelli che hai sconfitto, ma da quelli che hai protetto
Sta scrivendo …
Non piangere di notte per il sole, altrimenti le lacrime ti impediscono di vedere le stelle
Amor vincit omnia
La curva più bella di una donna è il suo sorriso
Sono le persone che nessuno immagina possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare
‘O munn è comm t’o faje ‘ncap

Sono alcuni tra gli stati di WhatsApp che leggo dal mio smartphone, gioia e dolore dei nostri giorni.

Al di là dei  pragmatici, che sono almeno la metà del popolo di cybermessaggiatori, che non inseriscono alcuno stato o, al massimo, usano uno di quelli previsti dall’applicazione; ciascuno di noi ha tra i contatti dei sognatori, che mettono sempre un cuore o la parola amore, sperando che tutti capiscano la loro indole romantica; i religiosi, che nominano Dio, come a chiedergli aiuto anche sul cellulare; i cinefili e i musicofili, che inseriscono frasi di film o di canzoni legate al ricordo di persone o momenti; gli animatori, che incitano al sorriso, all’allegria, che inseriscono simboli che rappresentano fiori e soli; i saggi, che scrivono frasi da uomini e donne vissuti, come se fossero ormai dei disillusi, ma il più delle volte non hanno più di 14 anni; gli ironici, quasi sempre autori delle frasi che scrivono, spesso senza senso, sono i più originali; i subliminali, che riportano messaggi mirati a qualcuno che non leggerà mai il loro stato, alla fine, però, trovano sempre qualcun altro che si emozionerà credendo di essere il/la reale destinatario/a, perché, si sa, ‘o munn è comm t’o faje ‘ncap!

venerdì 25 settembre 2015

175. A MORTE NAPOLI VIVA NAPOLI

Accendo la radio come ogni mattina appena sveglia, ascolto un po' di musica e poi il radiogiornale. Direttamente dal TG COM 24, tra le prime notizie: <<Agguato di camorra a Napoli, un'auto civetta della Polizia crivellata di colpi ...>>. Nel frattempo, nell'altra stanza dal televisore risuona la stessa notizia, probabilmente stessa fonte. Parole purtroppo poco originali, già sentite troppe volte, ma oggi mi infastidisce particolarmente ascoltarle e sapete perché? Perché sono stanca della storia di questa Napoli violentata, tartassata, criticata, offesa e poi salvata dal buonismo e dalla retorica, ma soprattutto, sono stanca della strumentalizzazione che se ne fa. Amo la mia città, critico spesso i comportamenti dei miei concittadini, chi per scelta, chi per convenienza, chi per inerzia, chi inconsapevolmente, ma tutti responsabili (me compresa) del degrado della città, dell'abbandono e di tutto il folklore che l'accompagna. Bella Napoli, bella, peccato che sia sporca! Avete visto quanta sporcizia anche in certi quartieri romani o milanesi? Basta andare su google e trovate svariati esempi. Bella Napoli, mille colori, peccato per la delinquenza, la camorra! Avete letto di quanto accade quotidianamente nelle altre metropoli italiane? Non parlo del paesino, si vive bene anche in taluni piccoli comuni della provincia di Napoli, ma parlo di Milano, Roma, Torino, Palermo. Per curiosità, andate a cercare quanti scontri tra Polizia e malviventi nelle altre città in questi ultimi giorni. Vi do una mano.

Dal Messaggero di Roma di oggi:

Roma, sparatoria in un cortile condominiale: uomo ferito a gambe e braccia

Roma, sparatoria in strada a Tor Bella Monaca

Dal Corriere della Sera (cronaca di Milano) del 20 settembre 2015:

Sparatoria nella notte: due feriti, aggressori fuggti in auto











Potrei continuare, ma la ricerca è semplice, grazie ad internet, possiamo fare tanto, se vogliamo, e anche velocemente.
Avete notato che le sparatorie ovunque si definiscono tali, a Napoli sono sempre agguati di camorra? Io sono stanca, stanca delle cattiverie rivolte verso questa città e quindi anche verso me stessa. Io non sono per tacere, ben venga la diffusione delle notizie di ogni genere, non sono per la solita retorica dei mille colori (senza nulla togliere a Pino Daniele che ha scritto delle canzoni meravigliose), sono per la verità, ma che sia per tutti e tutto! Verità sulla mafia a Roma, a Milano, sulle notizie fornite in maniera oggettiva. Perché c’è ancora gente che teme di venire a Napoli per paura degli “agguati”, per timore dello “scippo”. Sì, incredibilmente c’è gente che si lascia plagiare dai TG spazzatura. Perché qui si fa “ciacca e medica”: Napoli è pericolosa, è violenta, ma è bella, ha palazzi storici di notevole importanza, ha cultura ed un golfo stupendo … e bla bla bla
Io voglio che si smetta di usare Napoli per fare proseliti in un senso o in un altro, basta strumentalizzare questa città, basta!
Chi danneggia l’immagine di Napoli, danneggia l’Italia intera, infierisce su un popolo che già quotidianamente deve combattere per ottenere rispetto e difendere la propria dignità.

Napoli è mille culur … ma è anche una città difficile, e la smettessero di dire tutti la loro su di noi, nel bene e nel male, abbiamo bisogno di concretezza, le parole ci hanno stufato.

martedì 22 settembre 2015

174. UNA MELA AL GIORNO ...

CITTA' DEL VATICANO (Qualche giorno fa - ndr) - Papa Francesco va alla radice del maschilismo imperante e dice 'basta' con “i soliti luoghi comuni, a volte persino offensivi, sulla donna tentatrice che ispira al male”. Un po' di tempo fa, sempre durante una udienza generale del mercoledì, davanti alle telecamere di tutto il mondo e a decine di migliaia di fedeli stipati sulla piazza, aveva messo a fuoco "la brutta figura di Adamo, quando Dio gli chiese perché aveva mangiato la mela e lui risposte che gliela aveva data Eva: la colpa è sempre della donna, povera donna!". Insomma, un ribaltamento dei soliti clichè sui quali nel corso dei secoli si è costruita un'immagine femminile distorta, subordinata, per certi versi diabolica, la donna come tramite del serpente tentatore.
Che meraviglia! Finalmente sdoganata dalla Chiesa l'immagine della donna tentatrice! Mi viene da pensare: ma siamo sicuri che Papa Francesco non sia ateo? Per duemila anni ci hanno fatto credere che fosse sporco agire come Eva, offrire il frutto del peccato ad un uomo, e che Adamo fosse essenzialmente una vittima. Grazie a questa teoria, per tanto, troppo tempo, ed in certi luoghi ancora oggi, la donna stuprata è considerata essa stessa colpevole della violenza.  Il fatto è che Adamo avrebbe mangiato comunque i frutti proibiti, è solo che Eva, in quanto donna, ci è arrivata prima di lui. L'uomo è stato tentato dalla donna che è stata tentata dal serpente che a sua volta era stato messo lì apposta da Dio. Allora, alla fine, chi è colpevole? Senza cadere nella 'tentazione' delle attenuanti, direi banalmente che ciascuno è colpevole delle proprie azioni. Quindi, perché all'uomo è stata data la punizione più lieve e alla donna, invece, sono state inflitte copiose sofferenze ed il parto con dolore? Adesso, per chi come me, non si è avvantaggiato dell'uso di Xanax e dell'epidurale, non è prevista una riduzione della pena? No, così, giusto per capire. Perché io ho sempre sostenuto che la sofferenza fosse propedeutica alla felicità, e in questi giorni ce lo sta ricordando anche la Disney, e se so che ne vale la pena, io sono anche disposta a soffrire, ma ne deve valere la pena! Che poi questi uomini fragili e indifesi, sono in realtà un cavolo di guaio, perché troveranno sempre qualcuno pronto a giustificarli, a prendersi cura di loro, povere vittime delle donne tentatrici!
Eppure qualcosa mi dice che al prossimo Gay Pride parteciperà anche un noto volto sudamericano ...

Da: Mariavittoria 

mercoledì 16 settembre 2015

173. SIMONA

Da me

Ho imparato così,
che la felicità nasce dai momenti più difficili,
quando nulla sembra più possibile,
quando hai investito ogni energia,
e oramai il dolore è divenuto accecante.

Sei arrivata con l’idea di onnipotenza,
come un vulcano in eruzione che distrugge tutto,
con impeto e coraggio spaventa e disorienta,
ma inaspettatamente foriero di gioia,
dona alla terra meravigliosa nuova linfa, immensa fertilità!

Tu, vita dalla vita,
vita che dà vita,

tu, figlia da me


Eh sì, Simona, quattro chili e duecento grammi di morbidezza, venuti al mondo con parto spontaneo senza epidurale, sono davvero la prova della vita dopo la morte! E sembra quasi che il tuo ruolo continui ad essere questo: mi ridai la carica ogni volta che la mia serenità è in pericolo, ogni volta che mi sembra di essere sull'orlo di un precipizio, arrivi tu. Oggi compi otto anni, ma per la statura si direbbe che ne hai almeno dieci, e forse per questo non appari subito dolce e tenera quanto sei, perché il tuo corpo trasmette subito l'idea di forza e scarsa delicatezza, ma sei tremendamente sensibile e passionale! Sai Simona, questo è uno dei miei 'complessi', non che io sia alta, ma il corpo per niente esile non mi ha mai aiutata. Ho sempre mostrato di essere forte e combattiva, e forse lo sono per davvero, ma ti posso garantire che spesso avrei voluto apparire più fragile, avrei voluto che fosse il mio corpo a chiedere aiuto per me. Invece mi tocca sempre stare lì a rimboccarmi le maniche da sola, ad asciugarmi gli occhi da sola, come se la morbidezza del mio aspetto potesse attutire anche gli urti della vita. Invece in certe occasioni non sai quanto avrei dato per un abbraccio, per una carezza di conforto, per un gesto protettivo! Poi arrivi tu e mi guardi, e se vedi gli occhi velati di lacrime mi dici: <<Mamma, ti prego, sorridi, sei così bella quando ridi!>> come se la mamma fossi tu, e poi mi tiri gli angoli della bocca all'insù con le tue ditine.
Hai annunciato ovunque da giorni il grande evento, vuoi che tutti sappiano del tuo compleanno, così che siano in tanti a farti gli auguri.  Sei un'esplosione di allegria, così solare ed espansiva, tanto da far sorridere chiunque ti incontri. Adoro il tuo interesse per il cinema, per i film di qualsiasi genere, basta che in TV non ci sia il bollino rosso! Hai già capito, dopo aver visto tutta la serie tratta dai romanzi di Inga Lindstrom, che gli attori nordeuropei fanno cagare. Mi fai ridere quando rispondi alle classiche domande retoriche per bambini con il tuo disarmante "E' ovvio!", e quando fai diecimila domande per capire BE-NE come è andata una questione, perché nella tua mente ogni tassello sia al suo posto e non ci siano dubbi sulla sequenza degli avvenimenti, e soprattutto che non ti sia stata fornita la versione per bambini. Sei sorprendente quando crei delle fantastiche sceneggiature per i tuoi pupazzi, e fai parlare le bambole con le tue vocine sbeffeggianti, come l'altro giorno, quando simulavi il pianto di una bambola per la morte di un'altra e, al disappunto della baby sitter, avevi risposto: <<Guarda che è normale: prima o poi si muore!>>. Mi fai impazzire quando litighi con tua sorella e poi corri ad abbracciarla, come se fossi tu la più grande. E cosa dire di questa estate, quando andavi in bicicletta urlando <<La vita è bellaaaa>> e, dopo aver lasciato il manubrio per allargare le braccia al vento, cadevi e ti sbucciavi le ginocchia! Quante cadute! Mi fai commuovere e al tempo stesso mi diverti quando mi definisci "una brava ragazza" guardandomi con aria sorniona, sorridendo a labbra strette e ondulando lentamente la testa su e giù. Oggi ti voglio festeggiare come si deve, cucciolo mio, perché un compleanno è un compleanno, e quando mi dirai: <<Mamma, ma mica metti la mia foto su Facebook per farmi fare gli auguri da tutti?>>, io ti risponderò: <<E' ovvio!>>. Auguri super Simo.



mercoledì 9 settembre 2015

172. W LA SCUOLA

Settembre è un mese un po' strano, pieno zeppo di emozioni. E' il mese che si porta addosso la malinconia per la fine delle vacanze estive, la pigrizia della ripresa, ma anche l'euforia degli inizi. Nuovo anno lavorativo, nuovo anno scolastico, nuove diete e nuove palestre, insomma, nuovi buoni propositi. Nutriamo grandi aspettative verso questo mese come verso tutti gli inizi, ma nei primi giorni di ripresa prevale la tristezza. C'è solo una categoria che riesce ad apprezzare in modo particolare questo periodo dell'anno, che affronta questo mese con un'inconfessabile sensazione di leggerezza, di libertà: i giovani genitori, o meglio, quelli che hanno figli dai due ai tredici anni, quindi non sempre giovani. Ad agosto hanno dovuto fare il loro duro lavoro di padri e madri a tempo pieno! Li ho visti all'edicola, con i loro piccoli padroncini, spendere venti Euro di bustine contenenti mollicce caramelle dai gusti più rivoltanti come "ascelle puzzolenti", "cacca di naso", accettare di assaggiarle e fingersi pure divertiti! Li ho visti poi in riva al mare, costruire enormi castelli di sabbia o vulcani fumanti per cinquanta minuti con la schiena curva sotto un sole cocente, controllati da un direttore dei lavori alto appena un metro e dieci, ed al completamento dell'opera ascoltare lo stesso ingegnere in erba sbuffare ed esclamare a braccia conserte: "mi annoio!". Li ho visti pubblicare su FB le foto dei viaggi ad Euro Disney, a Gardaland, Mirabilandia, Zoomarine, Rincolandia e di tutti i paesi dei balocchi possibili, apparentemente felici.


Peccato che quelle foto, in cui appaiono molto più divertiti i genitori che i figli, servano essenzialmente a testimoniare quanto grande sia il senso di colpa che i genitori delle ultime generazioni si portano addosso! Peccato che tutto questo non basti a rendere sereni i figli, non garantisca il riscatto per gli errori ed il tempo negato. Perché mentre gli 'adulti' pensavano alle foto, i bambini esclamavano: che palle! Con la consapevolezza di chi sa che basterà lasciare in disordine la stanza, prendere un brutto voto a scuola, o dire semplicemente 'NO', per sentirsi rinfacciare tutto. 'Ho speso un mucchio di soldi per te questa estate! Ti ho portato a Stronziland e questo è il ringraziamento?' Beh, è il mestiere più difficile del mondo, è vero, ma è una scelta, nessuno lo impone. Essere genitori è difficile, stancante, talvolta anche deludente, e non ci sono regole che garantiscano il buon risultato del proprio lavoro, se non una: il buon esempio. Ammettiamolo, siamo i primi a mostrarci annoiati, svogliati e insoddisfatti, a sbuffare a non essere mai entusiasti. Dovremmo cominciare a crescere e ad apprezzare quanto abbiamo, ma al tempo stesso impegnarci per migliorare la nostra condizione, se non siamo contenti. Non amiamo la realtà è anziché provare a cambiarla, ci stordiamo di deleteri palliativi: droghe, sesso, o di semplice ignoranza, preferiamo non sapere. Impariamo la bellezza dall'arte, la saggezza dalla storia, la purezza e la semplicità dalla natura, le tradizioni ed il fascino della diversità dalla geografia e dalla religione. Cibiamoci di cultura e proviamo a regalare tempo, attenzioni e meravigliosi momenti di silenzio. Perché se proprio ci dobbiamo annoiare, che sia gratis!

venerdì 4 settembre 2015

171. LAST-MINUTE

Quanto leggo sui social in questi giorni sembra davvero confortante: molti hanno ripreso a pensare, si sono risvegliati dal torpore estivo! C’è voluta l’immagine shock del bambino siriano perché si pensasse un po’ alla tragedia dei migranti con umanità. Sì, è discutibile l’opportunità di pubblicare una foto così, per evidenziare l’enorme gravità di quanto sta accadendo, c’è chi la reputa una scelta sbagliata, che addirittura offende chi ha mostrato la foto sulla propria bacheca di FB, tacciandolo di insensibilità o scarsa cultura, o di non so cos'altro. Io non sono d’accordo, non sono d’accordo sul pubblicare una foto triste come quella, per rispetto verso i morti e per i motivi che dopo vi espongo,  ma devo ammettere che quella tragica foto è servita a diffondere la notizia molto rapidamente, per essere veramente social dovrei dire “in maniera virale”. Del resto questa estate non sembra essere accaduto granché, probabilmente verrà ricordata dai più come  quella del funerale dei Casamonica e del bimbo siriano morto a soli tre anni. Pensate come è strana la vita: due modi diversi, ma altrettanto eclatanti di salutare un defunto.  Due modi per analizzare quanto sta accadendo in questi giorni di socialità virtuale e solidarietà apparente. Li chiamerei giorni dell’indignazione last-minute. Beh, vediamo, oggi per cosa ci indignamo? Per ciascuna questione si creano sempre due schieramenti: quello del "Ecco cosa sta succedendo" e quelli del "Ma che cazzo ce ne fotte", che in certe occasioni diventano "Che palle questo caldo insopportabile!" e quelli che "Adesso c'è il nubifragio, siete contenti voi che vi lamentavate del caldo?". La seconda categoria, ovviamente, campa sulle spalle della prima!
Si parla tanto, forse troppo, di tutto. In realtà proprio di tutto no, ma di quello che “si porta” sì, altroché. Discutere tanto di un argomento può rafforzare le nostre idee o viceversa fornirci informazioni che ce le fanno cambiare quelle idee, o in altri casi, creare tanto caos e lasciarci frastornati, senza più la voglia di capire. Succede questo anche quando si parla tanto di una tragedia, sembra quasi che la diffusione “virale” della notizia ne sminuisca la gravità. Ci addoloriamo, ci scandalizziamo, ci arrabbiamo, ma alla fine ci abituiamo.
Il funerale del boss a Roma oramai è barzelletta, tanto è “normale” che a dei malavitosi sia tutto consentito, la gente nel ricordo ci riderà sopra e penserà che è solo stata una grande pacchianata. Invece no! Il sindaco e la giunta comunale avrebbero dovuto dimettersi, non si può rendere lecito un funerale di quella portata, in una città come Roma, tra l’altro, non si può. Non è solo una questione di buon gusto o di ordine pubblico, è una questione etica, morale, ma l’indignazione last-minute, si sa, dura giusto qualche giorno.

La foto di Aylan verrà utilizzata ancora per un po’ per parlare di immigrazione, per accusare, per fare proseliti, per populismo o altro, tanto che alla fine la gente penserà che è “normale” che nei viaggi della speranza ci rimettano la vita anche dei bambini. Sembra che fino ad ora gli adulti potessero morire. No, di certo non è così, ma forse alle immagini degli adulti morti ci eravamo già abituati, per loro, l’indignazione last-minute è già scemata.

Insomma, se qualcosa o qualcuno vi fa incazzare, parlatene, parlatene, parlatene ... fate andare via la rabbia, ma non dimenticate.

venerdì 28 agosto 2015

170. TU COME STAI?

L'amava così tanto che non glielo disse mai. 
L'amava così tanto che ogni parola sarebbe stata sbagliata, ogni espressione inadeguata. Non se la sentiva di ridurre tutto alle solite parole d'amore, parole già dette, già dedicate.
Usare prevedibili frasi per un amore vero, concreto, di quelli che fanno solo bene. L'amava così tanto che temeva di sprecare quell'opportunità di felicità con le solite dichiarazioni impossibili.
Ogni parola avrebbe assunto un tono ridicolo, inopportuno.
Non c'era un termine adatto, capace di non sciupare quel sentimento: se solo pensava di coniugare il verbo amare con lei, quasi gli veniva da ridere. 
L'amava così tanto che gli bastava sapere che lei esistesse, che c'era, senza vincoli e catene. Non avrebbe fatto niente di già fatto, detto niente di già detto, non avrebbe amato come aveva già amato.
L'amava così tanto da non voler credere che fosse amore: perché ammettere di amarla, sarebbe stato l'inizio della fine, sarebbe stato come categorizzare un rapporto unico, senza stereotipi.
L'amava così tanto che era evidente a tutti, anche se non erano una coppia, ma se gli avessero chiesto se l'amava, avrebbe negato.
L'amava così tanto da sentire ogni suo dolore, ogni sua vibrazione, e sapeva che anche per lei era lo stesso, anche a chilometri di distanza.
L'amava così tanto che non avrebbe saputo dire da quanto, come se lei ci fosse sempre stata, come se dovesse esserci per sempre.
L'amava così tanto che sapeva non avrebbe smesso mai.
L'amava così tanto da non accorgersi che non c'era più tempo.

mercoledì 26 agosto 2015

169. ANCORA IO

Sul bagnasciuga, tempo incerto di fine agosto: qualche nuvola, un po' di vento ed il mare increspato. Resto semi sdraiata sul lettino con la mia camicia bianca, mi sento bella e serena. Osservo le poche persone in spiaggia, pronte a scattare via al primo schizzo di pioggia. Volti strizzati e infastiditi dal rumore delle onde. Io resto. Io adoro le imperfezioni. Non amo i lineamenti regolari, i paesaggi statici e le prevedibili melodie. Non amo l'omologazione. Tra un urlo di un bambino e il plat plat della stoffa degli ombrelloni, leggo FB e trovo un post carino di una mia brillante amica. Parla proprio della banalità di corpi belli e inespressivi 'sensuali come attaccapanni' dice. Un amico commenta con un pensiero di Oscar Wilde:
"Let us leave the beautiful women to men with no imagination". Ecco, volevo dire proprio questo. Le imperfezioni sono solo per intenditori, quelli che sanno leggere la bellezza di uno sguardo intelligente, di un sorriso consapevole, di un volto vissuto. Quanto sono belli certi gesti naturali, spontanei e sicuri. Che belli i pensieri di chi vive pienamente con mille prospettive, di chi ha delle idee, ha raggiunto la consapevolezza che non tutto è spiegabile, ma tutto ha un senso, che non c'è niente di più noioso della regolarità. Chi cerca di imparare da tutti, chi non giudica, ma ha sempre una sua visione dei fatti. Sono per le torte fatte in casa, per le canzoni urlate in auto assieme agli amici, sono per i vestiti semplici resi belli dagli accessori, sono per i regali fuori tempo, per gli abbracci inaspettati, per i messaggi negli orari improbabili. Sono per i capelli spettinati, per le case sempre un po' in disordine, sono per chi non segna le date e magari capita che ti chiami proprio nel giorno del tuo compleanno parlandoti di tutto, ma senza farti gli aguri. Amo le imperfezioni che rendono speciali, l'apparente disarmonia di un corpo coerente con mente e spirito. Amo le parole semplici ed anche quelle inventate, che aiutano ad esprimere concetti e sentimenti veri. Amo chi per essere speciale non ha bisogno di dire o fare cose speciali, ma ha un modo tutto suo di essere e di comunicare.
Forse è il momento di andare via dalla spiaggia, qualche ombrellone più in là, sulla mia sinistra, un uomo alto e magro mi osserva, riconosco il suo viso familiare, è un noto personaggio della TV. Penso chissà quante imperfezioni avrà notato nel mio corpo, lui, abituato a donne quasi perfette. Mi rigiro per scrivere qualche altro appunto e rispondere ai commenti su FB e sorrido: magari da lontano il capello biondo sul volto abbronzato, la camicia bianca ... Devo solo stare attenta a non accorciare le distanze ... Chissà che anche lui, essendo un creativo, come suggerisce la mia brillante amica, non trovi banale la regolarità e sia più incuriosito da una donna che alle sette della sera, sotto un cielo plumbeo, noncurante del vento, oramai rimasta quasi sola in spiaggia, si ostini a scrivere a fasi alterne su un quaderno e poi sull'iPhone. Mi volto nuovamente sulla sinistra e lui è ancora lì, attorniato da un paio di uomini e di donne sotto i cinquanta, poi lo raggiunge una bella ragazza bionda e se lo porta via. Sorrido, anzi, quasi rido, e riprendo a scrivere.

giovedì 20 agosto 2015

168. #FUORICEILSOLE

Io non lo so se sia giusto un mondo senza frontiere o sia necessario che ogni spazio, ogni territorio sia protetto e difeso dallo straniero, se il senso di appartenenza ad una nazione sia da intendere anche, viceversa, come senso di proprietà. Io non so se sia giusto abbandonare la propria terra e cercare fortuna altrove, non so quanto sia opportuno scappare da una guerra per affrontarne un'altra diversa, ma che ammazza uguale. Non so se sia più colpevole il reo o chi l'ha indotto a credere che quella fosse l'unica strada. Non so se contino più i fatti o le parole, non so se sia meglio  essere sempre presenti, ma controvoglia, o sparire e tornare ogni tanto, ma con il corpo e con la mente. Non so se sia più rispettoso adoperare parole e toni adeguati, ossequiosi, che donano una brevissima illusione, o essere sinceri e dire sempre quel che si pensa, anche a costo di ferire. Io non so se sia giusto amare incondizionatamente, fregandosene dei torti subiti, dello stato di dipendenza o se sia opportuno interrompere un rapporto nel quale disagio e insoddisfazione vengono scambiati per passione. Io non so se la psicologia abbia fatto bene a diffondere concetti come l'egoismo e l'onnipotenza, giustificando tradimenti ed abbandoni piuttosto che ricordare a ciascuno il valore della generosità e dell'altruismo senza demonizzarli. Magari sarebbe opportuno ricordare la subliminale legge del contrappasso. Dicono che la vita sia uno specchio: ti restituisce ciò che dai, i tempi sono un po' lunghi, lo specchio è distante, ma c'è. Io non so se sia meglio chiudere le discoteche e tutti i luoghi di 'perdizione' o se provare a prevenire, ad aiutare chi si sente inadeguato o predestinato all'infelicità, e poi a me piace ballare. Io non so bene come aiutare chi vorrei aiutare, so però, che se uno prova a guidare contromano in tangenziale per spaventare o ammazzare la ragazza, non è di sicuro perché la ama. L'eccessiva gelosia non è mai stata sinonimo d'amore. Per questo, ragazze mie, non crogiolatevi appresso ad un idiota geloso che magari vi ha anche messo le mani addosso, non è quello l'amore: senza rispetto, senza fiducia, senza sincerità, non c'è amore. Io non so se la vita sia giusta o se ci fa i dispetti o se siamo semplicemente tutti artefici del nostro destino, se sia meglio sorridere e fregarsene di tutto o arrabbiarsi e incazzarsi per ogni delusione, ogni sopruso. Non so se sia ammirevole chi si mostra sicuro e canta pur essendo stonato, indossa abiti succinti pur essendo in forte sovrappeso, chi millanta doti culinarie anche quando serve un uovo in camicia, oppure se sia da compatire. Credo comunque che in ogni momento, in ogni azione, a fare la differenza sia sempre l'entusiasmo, la spontaneità, la voglia di star  bene. E allora, alla fine, io non so se l'olio di palma sia più nocivo di certe persone, ma di sicuro, tra un dubbio e un'incertezza, un cucchiaino di Nutella può donare un po' di felicità tutte le volte che vuoi! 
Siate entusiasti!

giovedì 30 luglio 2015

167. CHE PROFUMO C'È STASERA!

Tempo fa ho pubblicato un post sui due principali piaceri della vita: il sesso e la buona cucina.
62. AFRODITA (pubblicato il 13 ottobre 2013)
Oggi vorrei provare a dare un tocco di freschezza a questa torrida estate, un consiglio leggero dalla vostra Mavi, un’idea per rendere poetica una serata qualunque.

******************

Teneri fiocchi di mare ricoperti da una tempesta di croccanti granelli dorati, è l'incontro tra l'acqua e la terra, l'unione che arricchisce il gusto e la mente.

SALMONE IN CROSTA DI SESAMO
Questa è una delle ricette  che più amo, per gli ingredienti e per la semplicità, adoro infatti sia il salmone che i semi di sesamo, ma entrambi possono essere sostituiti: il primo dal tonno, i secondi possono essere sostituiti da semi di papavero, mandorle o pistacchi tritati o un mix di tutto questo.
Inoltre, è un piatto anche bello da vedere.
Ingredienti:
·         2 cucchiai di semi di sesamo
·         sale marino
·         pepe bianco
·         1 lime
·         olio di oliva
Preparazione:
Lavate e pulite i tranci di salmone irrorateli e massaggiateli con un mix di olio, il succo del lime, sale e pepe. Cospargete di semi di sesamo, o del mix di semi, i tranci.
Nel frattempo scaldate la padella con un filo d’olio e adagiate il salmone sul lato della pelle.
Lasciate cuocere coperto per circa 12 minuti. Non serve girare cuocerà.

Servite accompagnando da un contorno verde, la rucola ed il radicchio sono particolarmente indicati per gusto e coreografia. 


E per dessert, la fresca essenza della terra sicula, unita alla morbidezza dolce della tradizione ...
TORTA DI ARANCE
Ingredienti:
·         4 uova
·         325 gr. di zucchero
·         4 arance
·         100 gr. di farina
·         100 gr. di fecola di patate
·         3-4 cucchiai di olio di semi
·         1 bustina di lievito vanigliato
·         150 gr. di burro
·         1 bicchiere di latte (circa 200 cc)

Preparazione:
Sbattete quattro tuorli d’uovo con 175 gr. di zucchero e la buccia grattugiata di un’arancia.
In un’altra terrina montate a neve gli albumi, che andranno uniti a cucchiaiate nel primo composto, alternando con l’olio, la farina e la fecola. Aggiungete, infine, il lievito e lavorate finché il composto non si presenta liscio ed omogeneo.
Versate delicatamente il composto in una teglia imburrata e spolverizzata di farina.
Cuocere a 180°C per circa 35 minuti.
Far raffreddare.
Nel frattempo mettete sul fuoco un pentolino con il latte, il succo e la buccia grattugiata di un’arancia, 100 gr di zucchero e la restante fecola (40 gr). Portate tutto ad ebollizione, mescolando sempre, quindi lasciate raffreddare la crema ottenuta.

Tagliate trasversalmente la torta, bagnatela di uno sciroppo fatto con il succo di un’arancia (puro, oppure diluito con acqua e zucchero, o con acqua e liquore), stendete uno strato di crema e coprite con l’altra metà della torta.
Ricoprite lo strato superiore con la crema rimasta, ed infine decorate con fettine d’arancia.


Mi raccomando di bere molta acqua e del buon vino ... io ci vedrei anche una fresca sangria!